Una lite violenta tra padre e figlio, l'ennesima, terminata con la morte di Peter Neumair. Benno lo avrebbe aggredito e strangolato fino a ucciderlo con una corda, poi avrebbe atteso il rientro in casa della madre e avrebbe aggredito anche lei. Laura Perselli, il cui corpo è stato trovato nel fiume Adige nei pressi di Egna, ha trovato la morte per mano del figlio, così come il marito, per strangolamento. Il 30enne bolzanino un mese fa ha confessato agli inquirenti di essere lui l'autore dell'omicidio dei genitori scomparsi lo scorso 4 gennaio dalla casa di Bolzano in cui vivevano.

Benno avrebbe ucciso prima il padre e poi la madre

Li ha uccisi quel giorno e ha poi gettato i corpi nel fiume Adige. La confessione è giunta un mese fa mentre era in carcere in isolamento, poco dopo la notizia del ritrovamento del cadavere della madre ma la notizia è stata diffusa solo oggi perché la Procura aveva segretato l'interrogatorio. Non è chiaro cosa abbia spinto il giovane bolzanino a compiere il doppio omicidio. "La confessione – ha spiegato quest'oggi l'avvocato di Benno, Flabio Moccia – è avvenuta dopo un forte ed intenso crollo psicologico". Lo stesso legale ha annunciato che ora ci sarà un incidente probatorio per stabilire la capacità di intendere e volere di Benno.

Peter Neumair e Laura Perselli
in foto: Peter Neumair e Laura Perselli

Proseguono le ricerche di Peter Neumair

Benno Neumair, che si trova in carcere dallo scorso 19 gennaio, deve rispondere delle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere. La procura di Bolzano ha trasmesso all'ufficio del gip il fascicolo relativo alle indagini nei suoi confronti, con la richiesta di incidente probatorio avente ad oggetto la capacità di intendere e volere dell'indagato. La salma del padre, Peter, non è ancora stata ritrovata, ma la procura ha annunciato che le ricerche continueranno. Sono state centinaia le persone coinvolte nelle ricerche, lungo le rive a cercare: vigili del fuoco volontari e professionisti, finanzieri e carabinieri, sia della provincia di Bolzano sia della provincia di Trento. Sono stati utilizzati anche i gommoni dei reparti volontari (Freiwilligen Feuerwehren Südtirols) con competenza sui laghi. Nella ricerca sono stati impiegati anche i cani molecolari, provenienti da Lugano (Svizzera) con i rispettivi conduttori dell’associazione Detection Dogs Ticino.