Offre casa alle famiglie dei superstiti di Crans-Montana ricoverati al Niguarda: “Potevano essere miei figli”

L'appartamento, poco distante dall'ospedale Niguarda di Milano, dove attualmente sono ricoverati undici superstiti della strage di Crans-Montana, era già pronto per essere affittato: "L'avevo appena ristrutturato e pensavo di metterlo sul mercato degli affitti brevi, ma davanti a questa tragedia ho pensato che potesse essere utile a quelle famiglie che negli ultimi giorni hanno vissuto l'inferno". A raccontare a Fanpage.it questa storia di solidarietà è Oriana Costardi, che ha messo a disposizione il proprio appartamento per le famiglie dei giovani rimasti feriti in Svizzera la notte di Capodanno e ora ricoverati nel nosocomio milanese.
"Immagino il disagio di quelle mamme e quei papà che devono stare tutto il giorno in ospedale, senza avere ad attenderli la sera un luogo familiare, per questo offro quello che ho per alleviare le sofferenze dei mesi che li attendono", continua la donna, residente nel quartiere Niguarda di Milano, dove si trova il nosocomio che ha accolto le ragazze e i ragazzi feriti nell'incendio in Svizzera.
"In più – aggiunge – ho una figlia di 14 anni, posso solo immaginare il dolore di quei genitori, quei ragazzi potrebbero essere i miei". Oriana non è stata l'unica ad avere quest'idea: "Lo spunto è arrivato dopo aver visto l'offerta di una ragazza che dava il suo appartamento come appoggio per fare docce e lavatrici – spiega la donna -, so che buona parte dei ricoverati sono di Milano, ma so anche che il Niguarda ha dato disponibilità per accogliere pazienti non italiani e ovviamente la mia offerta è estesa anche a loro"
Altri milanesi hanno offerto il loro aiuto: chi un b&b messo a disposizione gratuitamente, chi per passaggi in auto o aiuto lavanderia. Tra i primi a farsi avanti offrendo un alloggio Claudia Oggioni: "L'idea mi è venuta da un principio che mi hanno trasmesso i miei genitori, da sempre impegnati in azioni umanitarie, io stessa ho fatto la missionaria, quindi direi che non è stata un'idea, è stata una reazione spontanea – dice a Fanpage.it – Inoltre io stessa ho conosciuto e sperimentato il reparto di alta intensità con uno dei miei figli (che ora vivono via, per questo ho casa vuota) e so cosa può voler dire poter fare una lavatrice, una doccia, avere un divano o un caffè, anche se magari si ha solo un'ora di tempo, diventano piccoli lussi che cambiano la giornata. Sono stata aiutata e quell'aiuto lo voglio restituire".