In ordine, da sinistra: Abdul, Anas, Bob e Muaz.
in foto: In ordine, da sinistra: Abdul, Anas, Bob e Muaz.

Dopo 14 in mare aperto, con le provviste di cibo che cominciavano a diminuire e in precarie condizioni di salute psico-fisica, è finalmente terminato il calvario dei 356 migranti, tra cui un centinaio di minori, soccorsi dalla Ocean Viking, l'imbarcazione gestita da Medici senza Frontiere in collaborazione con Sos Mediterranee. I naufraghi saranno accolti a Malta e ridistribuiti tra 6 paesi Ue. I profughi potranno ora tirare un sospiro di sollievo, potendo toccare tra qualche ora terra a La Valletta. Tante le storie di uomini e donne di tutte le età, partiti a bordo di ben quattro diversi barconi per raggiungere l'Europa e sperare in un futuro, fuggendo da un presente di fame e guerra, e salvati a partire dallo scorso 9 agosto da Ocean Viking nelle acque internazionali di fronte alla Libia

Abdul, 24 anni: "In Libia ci consideravano animali"

Tra queste, c'è quella di Abdulmoniem, 24enne del Sudan, partito su un barcone pur non sapendo nuotare. Pensava che li avrebbero forniti di giubbotti di salvataggio, ma non l’hanno fatto. Allo staff di Medici senza Frontiere a bordo della Ocean Viking ha raccontato di essere partito di notte, dopo mezzanotte, ma non ricorda molto bene la traversata. "Avevamo il mal di mare. Ci girava la testa. Sapevamo di avere solo due alternative: arrivare o morire. Alcune persone hanno iniziato a piangere. Ma anche parlare è vietato sul barcone. Anche un piccolo movimento può farci ribaltare in mare. Abbiamo cercato di stare tranquilli. Conoscevamo i rischi, ma è meglio morire che vivere in Libia. Chi ci chiede perché abbiamo tentato la traversata, probabilmente non conosce bene la Libia". Il suo viaggio è cominciato circa un anno e mezzo fa. Per 16 giorni ha attraversato il deserto passando dal Chad ed è arrivato in Libia, dove è stato "accolto" da una specie di polizia di frontiera. "Non era come le stazioni di polizia che conosciamo – ha ricordato -. Senza alcun motivo, hanno iniziato a picchiarci. Ci hanno detto: conoscete la Libia, c’è una guerra, c’è sofferenza, ma venite comunque. Poi hanno preso i passaporti e ci hanno trattenuti finché non sono riusciti a contattare degli amici a casa perché inviassero soldi per continuare il viaggio. Ci considerano animali. Un uomo nero in Libia è come un animale". Abdul ha tentato la traversata del Mediterraneo centrale tre volte. Per questo aveva pensato di restare in Libia, ma poi la situazione è diventata sempre più esplosiva. Sarebbe poi stato arrestato e trasferito in galera senza motivo, finendo nell’incubo della detenzione arbitraria in Libia.

Ocean Viking, le storie dei sopravvissuti: "Aiutate le persone come noi"

Arriva dal Sudan Anas Mohammed, 20 anni, che ha vissuto gli ultimi 12 mesi a Tripoli. È stato salvato durante la seconda operazione di salvataggio condotta dalla Ocean Viking lo scorso 10 agosto. Non è stata la prima volta che ha provato ad attraversare il Mediterraneo. Già in passato era stato respinto dalla Guardia costiera libica che ha provato a portarlo al centro di detenzione di Tajoura. "Sapevo che a lì c’era la guerra, così sono scappato dalla macchina che mi stava portando lì. Aiutatemi – ha detto agli operatori di Medici senza Frontiere -. Aiutate tutte le persone che sono qui con me. Quello che sta accadendo in Libia è una tragedia". Anche Bob, 19 anni, è originario del Sudan. Di lui si sa che, oltre ad assomigliare a Bob Marley, adora KFC e il suo colore preferito è il rosso, ha cinque fratelli e due sorelle che non sanno dove si trovi in questo momento. È stato in mare per quattro giorni prima di essere salvato dalla Ocean Viking. Infine, Muaz, 21 anni, anche lui in arrivo dal Sudan. Ha vissuto gli ultimi due anni in Libia. Come molti sopravvissuti a bordo di Ocean Viking, ha tentato più volte di attraversare il Mediterraneo.