Niente gite per i 300 studenti di una scuola media nel Ravennate, lo sciopero dei prof: “Vogliamo più tutele”
Nessuna gita o evento fuori dal perimetro dell'edificio per i 300 studenti della scuola media Baccarini di Russi, in Provincia di Ravenna. È l'effetto dello sciopero indetto dai docenti che chiedono maggiori tutele e stipendi adeguati alle responsabilità.
La protesta nasce sulla scia di quella indetta questa estate nella Provincia Autonoma di Bolzano. Qui i professori si sono coordinati in uno sciopero bianco per chiedere gli adeguamenti salariali. La contestazione ha avuto successo, e così i prof del Ravennate hanno provato a mettere in atto qualcosa di analogo.
Il 22 settembre c'è stato il primo tavolo di confronto tra la sindaca di Russi, Valentina Palli; la dirigente scolastica della Baccarini, Lucia Pommella; e i docenti coinvolti. L'incontro però non ha portato questi ultimi a rivedere le proprie posizioni: se le cose non cambieranno, loro non faranno gite.
Uno sciopero che, se si dovesse espandere ad altri istituti in tutta Italia, potrebbe cambiare il mondo della scuola. Tuttavia, come ogni sciopero, anche questo presuppone di creare un disagio, e secondo la sindaca, le vittime sarebbero gli alunni e le loro famiglie.
La sindaca: "Scelta negativa per gli alunni"
I prof del Baccarini di Russi faranno solo il minimo indispensabile previsto dal loro contratto. Niente di più, niente di meno. Qualsiasi attività extra potrà essere fatta nell'edificio scolastico, mentre le gite non sono più in programma. Sarà così fino a quando i loro stipendi non saranno adeguati all'inflazione e alle responsabilità che il ruolo richiede ma che, di fatto, rimane sommerso.
Martedì la sindaca Palli ha incontrato i docenti per ascoltarli e prendere atto delle loro proteste, ma il confronto è terminato in un impasse. Il perché lo spiega a Fanpage.it la stessa prima cittadina: "Posso smorzare le responsabilità, costruire un patto istituzionale che impegni il Comune ad affiancare educatori in maniera tale da togliere questo lavoro in più e smorzare la responsabilità civile e penale di quei momenti. Ma altro non posso fare".
I prof dell'Alto Adige però hanno conseguito anche una vittoria sul piano salariale. Su questo punto, Palli specifica: "Quella è una Provincia Autonoma, e in quanto tale, gli enti locali possono dare dei contributi alla scuola. Se io facessi la stessa cosa farei un danno erariale. Di conseguenza, mi devo muovere nel perimetro della legalità, e per questo ho proposto l'affiancamento degli educatori". Una proposta che non è bastata.
"Riconosco la legittimità delle loro richieste, e che sono in un perimetro di libertà, tuttavia le famiglie questa scelta fatta e comunicata con queste modalità, non l'hanno né capita né condivisa. Alcuni mi hanno detto che se l'avessero saputo avrebbero scritto il figlio da un'altra parte".
E conclude: "Il clima dell'incontro non suggerisce né la necessità né l'opportunità di un nuovo appuntamento".
La lettera dei professori: "Vogliamo il riconoscimento del lavoro sommerso"
L'accesso all'insegnamento è diventato una corsa a ostacoli. Oggi più che mai diventare docenti significa affrontare costi elevati, dover acquistare abilitazioni e attestati spesso inutili alla pratica; cambiare la propria vita nel giro di 24 ore per rispondere alla chiamata delle GPS; vincere i concorsi e scoprire di non aver vinto a causa di graduatorie opache.
Una volta superate tutti anni di precariato, ciò che il docente di ruolo ci si trova davanti è una professione socialmente svalutata. Non sorprende quindi se tra le rivendicazioni inviate per lettera alla Sindaca di Russi la questione economica non è slegata da quella morale. I professori vogliono rispetto, e lo fanno attraverso richieste molto specifiche:
- Riconoscimento orario ed effettivo del lavoro sommerso ed aggiuntivo;
- Riconoscimento buoni pasto;
- Riduzione delle responsabilità civili e penali nelle uscite didattiche;
- Retribuzione equa e adeguamento stipendiale;
- Riscatto agevolato della laurea.
Per il momento, però, le richieste non sono state accolte, quindi lo sciopero continua.