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Neonato morì nella culla termica della chiesa: don Antonio patteggia, l’elettricista finisce a processo

Il prete della chiesa San Giovanni Battista di Bari a processo per omicidio colposo per il neonato trovato morto nella culla termica ha patteggiato un anno di reclusione con pena sospesa.
A cura di Giorgia Venturini
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Don Antonio Ruccia, il prete della chiesa San Giovanni Battista di Bari a processo per omicidio colposo per il neonato trovato morto nella culla termica, ha patteggiato un anno di reclusione con pena sospesa. Era la mattina del 2 gennaio 2025 quando venne lasciato nella culla termica da una persona che non è mai stata identificata e morì poco dopo per ipotermia. Da quello che emerse dagli accertamenti la morte avvenne per ipotermia: secondo gli inquirenti la culla non era dotata di adeguate misure che consentissero di attivare i soccorsi. Quella mattina infatti non si attivò il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo e nello stesso momento non è scattata una chiamata al parroco. Anzi, dal climatizzatore della stanza usciva solo aria fredda. Il 2 gennaio dello scorso anno il corpo del neonato venne trovato dal titolare di un'impresa funebre che quella mattina era lì per un funerale.

Da allora erano iniziate le indagini della squadra mobile di Bari coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea. Il prete, attraverso il suo avvocato Salvatore D'Aluiso, aveva fatto una prima richiesta di patteggiamento a tre mesi che però era stata respinta dal giudice per l'udienza preliminare che aveva definito la pena "non congrua". Oggi 10 marzo è arrivato il patteggiamento a un anno di carcere. Intanto nei mesi scorsi era stata già archiviata l'inchiesta per abbandono di minore.

Ora resta aperto il processo per il tecnico Vincenzo Nanocchio, l'elettricista che nel 2014 installò i macchinari presenti nel locale a supporto della culla termica (il sistema di allarme) e il climatizzatore. Si dovrà presentare davanti al giudice il prossimo 3 giugno.

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