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Naufragio Cutro: quanti sono i morti, i sopravvissuti e i dispersi in mare

Quanti sono i morti della strage di migranti a Steccato di Cutro, in provincia di Crotone: 94 le vittime, tra cui 35 minori. Una ottantina i sopravvissuti, mentre continuano le ricerche dei dispersi, il cui numero preciso non si conosce dal momento che è ignoto quanti passeggeri fossero a bordo del barcone naufragato.
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A cura di Ida Artiaco
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Continuano le ricerche dei dispersi del drammatico naufragio di migranti verificatosi a Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, la notte tra sabato 25 e domenica 26 febbraio. Al momento i morti accertati sono 94, di cui 35 minori. I sopravvissuti sono una ottantina: tutti i superstiti ricoverati precedentemente sono stati dimessi.

Le attività di perlustrazione andranno avanti a oltranza, salvo diverse disposizioni della Prefettura, che coordina le ricerche alle quali partecipano unità della Guardia costiera. Sarebbero almeno 12 i dispersi.

"Il dispositivo delle attività di ricerca, sempre coordinato dalla Direzione Marittima di Reggio Calabria – si legge in un comunicato – prosegue ad oltranza, sia in orari diurni e sia orari notturni con gli stessi mezzi già impiegati ed implementati, nonché con uomini e mezzi di presidio a terra della Guardia Costiera, con il supporto della Questura, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile regionale".

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Alcune delle salme, trasferite al Palamilone di Crotone, non sono ancora identificate, una non è stata reclamata da alcuno, mentre per 2 sono in via di completamento le procedure di affidamento per l’espatrio in Iran, per 2 quelle in Afghanistan; per 1 in Pakistan e per 1 in Palestina.

Intanto, proseguono pure le indagini della magistratura. Dopo la strage diversi presunti scafisti sono stati fermati: sono quattro gli indagati di favoreggiamento all'immigrazione clandestina, naufragio colposo e lesioni. Per due di loro è stato confermato il fermo, la posizione di un terzo è in fase di accertamento e un altro è al momento irreperibile. Ma nei giorni successivi, la Procura di Crotone ha aperto un secondo filone di indagine sul naufragio per capire se ci siano state falle nei soccorsi al barcone. Al momento il fascicolo è contro ignoti e senza ipotesi di reato.

Chi sono i migranti morti nel naufragio a Cutro

Il dolore dei familiari delle vittime del naufragio alla camera ardente
Il dolore dei familiari delle vittime del naufragio alla camera ardente

Dunque, i morti accertati della strage di Cutro sono 94, di cui 35 minori, la maggior parte dei quali sono stati identificati. L'ultimo corpo, di un adulto in avanzato stato di decomposizione, avvistato sulla spiaggia di Praialonga da una donna che stava passeggiando sull'arenile, è stato recuperato a oltre 50 giorni dal naufragio.

La polizia scientifica di Crotone, che ha prelevato il dna dei parenti dei dispersi, provvederà adesso a svolgere la comparazione per tentare di dare un nome alla salma che verrà portata al cimitero di Cutro.

Le salme che non sono state riconosciute dai parenti, in arrivo da tutta Europa in Calabria, riportano sulle bare solo una sigla fatta di numeri e lettere. Nessun caro a piangerli, nessuno che reclami il corpo per seppellirlo.

Le vittime che sono identificate provenivano da Iran, Somalia, Palestina e Afghanistan, come la giornalista Torpekai Amarkhel, partita insieme alla famiglia per sfuggire al regime dei talebani. Insieme a lei sono morti altri 3 parenti, mentre una quarta persona, una bimba di 7 anni, risulta ancora dispersa.

Sempre dall'Afghanistan arrivava anche Meysam Ghasemi, 15 anni, originario di Herat. Ad identificarlo, come racconta Internazionale, è stato uno zio che è giunto in Calabria dalla Germania. Lo ha riconosciuto da un tatuaggio sul petto, ma una cosa che non capisce e che lo tormenta è perché il corpo del ragazzino abbia così tante ecchimosi sul naso e sulla schiena.

Nel naufragio di Cutro ha perso la vita anche Shahida Raza, 27 anni, capitana della nazionale femminile di hockey sul prato del Pakistan e calciatrice. Ma le storie dei migranti che hanno perso la vita al largo delle coste calabresi sono tante, in particolare di bambini.

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Tanti sono i casi di famiglie completamente distrutte dal naufragio e bimbi rimasti orfani. Un signore afgano di 43 anni ha raccontato di essersi salvato col figlio più grande di 14 anni ma di aver perso nel disastro gli altri tre figli di 13, 9 e 5 anni e la moglie. Un bimbo afgano di 12 anni invece ha perso tutta la famiglia di 9 persone che erano partite con lui nella speranza di una vita migliore in Europa, tra cui 4 fratelli e i genitori.

I parenti delle vittime di Cutro il 16 marzo a Palazzo Chigi da Giorgia Meloni

I parenti delle vittime della strage di Cutro sono stati invitati a Palazzo Chigi a Roma dove hanno incontrato la premier Giorgia Meloni giovedì 16 marzo.

L'intenzione era stata annunciata il giorno stesso del Consiglio dei ministri straordinario tenutosi proprio a Cutro la scorsa settimana, poi è arrivata la conferma, anche se l'invito a molti di loro è apparso come una scortesia, dato che il Governo era lì sui luoghi della tragedia ma oltre alla riunione al Comune, non si è reso protagonista di nessun gesto di vicinanza alle vittime, come invece aveva fatto il presidente Mattarella.

Le testimonianze dei sopravvissuti al naufragio

Grazie alle testimonianze dei sopravvissuti si sta cercando di ricostruire cosa è successo sul barcone di migranti, partito quattro giorni prima dalla Turchia, e naufragato al largo delle cose calabresi la notte tra il 15 e il 26 febbraio.

Molti hanno raccontato che già nel corso del tragitto verso l'Italia "la barca aveva avuto un problema al motore ma uno dei capitani (così come chiamavano gli scafisti) si è dato da fare e lo ha riparato" e che le condizioni a bordo erano terribili, la maggior parte si trovava nella stiva e veniva dato loro solo acqua da bere.

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Le testimonianze dei migranti, che potrebbero essere acquisite in sede di incidente probatorio chiesto dalla Procura della Repubblica di Crotone, potrebbero essere messe a confronto con la versione di tre dei quattro trafficanti che erano a bordo del barcone.

Uno di loro, il 25enne pakistano Arslan Khalid, ha negato ogni responsabilità nell’organizzazione del viaggio, sostenendo di essere stato un passeggero come gli altri. A sostegno di questa versione, ci sarebbe un messaggio inviato al padre dal telefono di uno degli scafisti perché completasse il versamento di 7mila dollari per il viaggio: "Papà, sto arrivando, puoi versare il resto dei soldi, è tutto a posto".

Continuano le ricerche dei dispersi

Come abbiamo visto, le ricerche dei dispersi continuerà fin quando la Prefettura di Crotone non disporrà diversamente. Il mare continua infatti a restituire cadaveri, e non è escluso che possano arrivarne altri. Secondo le stime fatte sulla base del numero delle persone a bordo indicate dai superstiti – circa 180 – dovrebbero mancare all'appello almeno un'altra ventina di persone.

 

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