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Omicidio di Nada Cella

Nada Cella, Delfino Pesce racconta l’incontro con Cecere: “Le parlai di un suo ex e iniziò a minacciarmi”

Ospite a Confidential, la criminologa Antonella Delfino Pesce, che ha contribuito alla riapertura del caso di Nada Cella, racconta l’incontro con Annalucia Cecere. Il 15 gennaio la donna è stata condannata in primo grado per l’omicidio della 25enne.
A cura di Eleonora Panseri
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La criminologa Antonella Delfino Pesce, ospite di Confidential.
La criminologa Antonella Delfino Pesce, ospite di Confidential.
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"Mi sono occupata della riapertura per puro caso, sono ‘inciampata' nella storia di Nada quando nel 2017 un giornalista mi consigliò di occuparmi del caso per la mia tesi di master in criminologia".

A parlare è Antonella Delfino Pesce, la criminologa che ha contribuito nel 2021 alla riapertura delle indagini sul delitto di Chiavari, dove fu uccisa la 25enne Nada Cellaospite della puntata di ieri, lunedì 19 gennaio, di Confidential.

Durante la trasmissione ha raccontato il suo lavoro nell'ambito del caso e di come ha stabilito un contatto con Annalucia Cecere, l'ex insegnante che pochi giorni fa è stata condannata in primo grado a 24 anni per l'omicidio della giovane segretaria e che durante le sue indagini ha minacciato la criminologa.

Annalucia Cecere
Annalucia Cecere

Condannato a 2 anni di favoreggiamento Marco Soracco, datore di lavoro della vittima che per primo trovò la ragazza in fin di vita all'interno dello studio dove lavorava. Estromessa invece dal processo per le sue condizioni di salute e la sua età la madre dell'uomo, Marisa Bacchioni, per cui era stato chiesto il rinvio a giudizio.

Alla lettura della sentenza, ha ricordato Delfino Pesce, si trovava insieme alla mamma della vittima, Silvana Smaniotto, che per anni ha chiesto che venisse fatta giustizia per la figlia: "L'aula è per i forti di cuore, non ci sarei andata, era giusto che fossi dove tutto è iniziato", ha spiegato.

Le indagini sul caso sono durate anni, dal 2021, quando è stato riaperto, al 2023, quando è stato chiesto dalla pubblico ministero, Gabriella Dotto, il rinvio a giudizio per Cecere, Soracco e sua madre.

Marco Soracco e Nada Cella.
Marco Soracco e Nada Cella.

Secondo l'accusa, l'ex insegnante avrebbe ucciso la 25enne, colpendola con un oggetto mai rinvenuto, forse un fermacarte in onice, perché gelosa di Soracco, che aveva conosciuto in discoteca e che successivamente l'avrebbe coperta, con l'aiuto di Bacchioni, per evitare problemi con la giustizia.

Il caso è stato riaperto perché Delfino Pesce è riuscita a fornire un nuovo elemento, mai considerato prima nelle indagini: la corrispondenza tra un bottone trovato sotto il corpo di Nada e quelli conservati da Cecere nella sua abitazione.

Il verbale del ritrovamento dei bottoni nella casa della donna, inizialmente indagata (la sua posizione fu archiviata in pochi giorni), non venne trasmesso dai Carabinieri alla Polizia che si stava occupando del caso

Delfino Pesce ha raccontato, come già anticipato, di aver avvicinato Cecere per raccogliere informazioni per la sua tesi di master. "Sono andata a Boves (in Piemonte, dove Cecere si era trasferita dopo il delitto, ndr) nel luglio 2019, non avevo ancora trovato il verbale dei bottoni", ha ricordato.

La criminologa Antonella Delfino Pesce.
La criminologa Antonella Delfino Pesce.

"Ho incontrato tutte le persone del fascicolo, lei è l'ultima con cui mi sono incontrata. Proprio perché era a Boves. Tutte le piste che avevo seguito si erano esaurite, mi restava solo quella. Vado a conoscerla e iniziamo a parlare di tutt'altro, l'incontro è stato piacevole", ha aggiunto la criminologa.

"Mi aveva accompagnato un'amica. La stessa Silvana mi aveva detto che da sola non potevo andare, voleva accompagnarmi lei e alla fine abbiamo deciso che sarebbe venuta l'amica. La scusa che avevo trovato per contattarla era che stavo facendo un lavoro sull'abbandono della scuola da parte degli insegnanti".

"A un certo punto, ho deciso di spostare la conversazione su Chiavari e lei mi dice che quello era stato il periodo più bello della sua vita. Sapevo che aveva frequentato una persona in quel periodo e, appena faccio il nome di quest'uomo, dicendo che era mio amico, lei ha reagito malissimo".

"Non ho mai fatto il nome di Soracco o indicato qualcosa che riportasse a Nada. Non sapevo in quel momento che i bottoni appartenevano proprio a quell'ex fidanzato che io avevo nominato", ha spiegato. L'ex insegnante nei giorni successivi, per una settimana, aveva iniziato a minacciarla.

In alcuni audio, mandati su Whatsapp, le aveva detto che l'avrebbe fatta sbranare dai suoi cani e che era intenzionata a "trascinarla per i capelli". I messaggi vocali sono stati fatti ascoltare in aula durante una delle udienze del processo di primo grado, tenutosi a Genova e conclusosi il 15 gennaio.

"Lei mi accusava sostanzialmente di quello che aveva fatto lei, diceva che avevo complottato con Soracco per ucciderla. È come se fosse esplosa una verità che c'era da tanti anni", ha spiegato la criminologa durante la puntata di Confidential.

E ha aggiunto: "Ci sono state telefonate notturne dove mi diceva che sapeva dove abitavo e dove diceva che la mattina dopo l'avrei trovata. Quando le ho detto che ero effettivamente entrata in contatto con lei per il caso di Nada e che avrei voluto parlarne con lei, è sparita".

Delfino Pesce in quel periodo ha avuto la sensazione che ci fosse qualcosa che non andava e ha richiesto i faldoni delle indagini. Ed è in quel momento che trova il verbale dei bottoni.

"Io sono sempre stata tranquillissima e cercavo di farla parlare. – ha ricordato – Pensavo che nascondesse qualcosa, ma non sapevo cosa. Ma bastava un niente perché tornasse l'ira, la follia. Per 7 giorni è stato un continuo su e giù, in qualsiasi momento c'erano queste esplosioni di rabbia".

Secondo l'accusa, al culmine proprio di un'esplosione di rabbia sarebbe avvenuto l'omicidio di Nada: "È stata una grande rabbia. – ha confermato Delfino Pesce – Lei probabilmente è andata lì per avere un confronto, ma il fatto che Nada abbia magari cercato di impedirle l'ingresso in studio, ha portato a una discussione che è poi degenerata".

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