Muore a 25 anni nel Cpr di Bari, un altro trattenuto: “L’hanno riempito di psicofarmaci, nessuna causa naturale”

"Lo abbiamo trovato steso a terra con della schiuma in bocca e sulle orecchie". A parlare a Fanpage.it è uno dei trattenuti del Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Bari, che è assistito dall'avvocato Stefano Afrune, e che si trovava nella quinta sezione, la stessa dove lo scorso 11 febbraio è morto il 25enne Simo Said.
Secondo i primi rilievi delle autorità, il decesso del ragazzo sarebbe da ricondurre a cause naturali, probabilmente un arresto cardiaco. Una versione che, però, stride con la testimonianza di chi si trovava all'interno del Cpr insieme al 25enne che parla, invece, di una morte "per overdose", e con le parole della moglie di Said che a "Mai più Lager, NO ai CPR" ha riferito: "Aveva un figlio di 9 anni, non era malato, voglio la verità", ribadendo di non credere alla versione della morte naturale.
In seguito a tali fatti – ritenuti "gravi" e sui quali ora indaga la Procura, che ha già disposto l'autopsia sul corpo del 25enne – le parlamentari del Partito Democratico Rachele Scarpa e Cecilia Strada hanno chiesto che sia fatta "chiarezza" sulla vicenda, sottolineando che "non si può morire in custodia dello Stato" e definendo la morte di Said come "l'ennesimo decesso" prodotto dal sistema dei Cpr italiani.
La versione del trattenuto sulla morte del 25enne
"Il ragazzo che è deceduto era trattenuto nella mia sezione, la numero 5", ha esordito l'altro trattenuto a Fanpage.it. "Continuava a chiedere medicine e continuavano a dargliele. Lì dentro non importa nulla a nessuno, anzi, per loro è solo meglio se prendi gli psicofarmaci: almeno stai zitto e calmo".
Secondo la sua ricostruzione, dopo aver assunto i medicinali il giovane sarebbe stato trovato da un altro trattenuto: "Era steso a terra con della schiuma che gli usciva dalla bocca. Abbiamo lanciato l'allarme perché non c'è mai nessuno a supervisionare". Dopo l'intervento dei soccorsi interni, Said sarebbe stato portato via senza che agli altri venissero fornite spiegazioni immediate. "Non volevano dirci come stesse, se fosse morto o fossero riusciti a salvarlo", ha spiegato il trattenuto.
È a quel punto che è scoppiata una rivolta. "I trattenuti si sono arrabbiati, hanno spaccato tutto, hanno acceso un fuoco e si sono stesi a terra", ha continuato a raccontare. A questo ha poi fatto seguito uno sciopero della fame e della sete che, però, "non è servito, abbiamo saputo della morte del ragazzo dall'esterno e nulla qui dentro è cambiato". Lo stesso giorno anche "un altro ragazzo è stato male", ha aggiunto il trattenuto a Fanpage.it. "Si è salvato per miracolo".
Di tali fatti si trova traccia anche nell'istanza che l'avvocato Afrune ha presentato alla Corte di Appello di Bologna per chiedere la revoca del trattenimento del suo assistito che lui definisce "illegittimo" e in contrasto "con i dettami costituzionali". Nel documento, che Fanpage.it ha potuto visionare, viene infatti citata la morte del 25enne e lo "sciopero della fame", in seguito al quale il suo assistito "a forza ha dovuto riprendere a cibarsi poiché nella struttura gli è stata palesata l'alternativa degli psicofarmaci a forza".
Il Cpr di Bari, una "stalla dove siamo trattati come bestie"
"Non è un Centro, ma una stalla. C'è spazzatura ovunque, i bagni sono sporchi. Ci trattano come animali", ha denunciato a Fanpage.it il trattenuto della quinta sezione che, dopo aver assistito all'ennesima morte all'interno del Cpr, non ha mezzi termini per descrivere le condizioni all'interno del Centro.
"Ci riempiono di medicinali, li mettono anche nel cibo, lo fanno per tenerci tranquilli", ha esordito. "Per questo ogni volta che mangio mi sento debole ed è colpa delle medicine". Oltre a questo, il degrado che, stando alla testimonianza del trattenuto, sembra ormai essere diffuso e fuori controllo. "I bagni sono sporchi, pieni di spazzatura", ha rincarato. "Non ci sono finestre, gli insetti sono dappertutto, c'è vomito nei bagni e c'è sangue".
Le stesse condizioni sono documentate anche nell'istanza presentata dall'avvocato Stefano Afrune, nella quale si fa riferimento proprio a bagni otturati, "feci ovunque", dove i trattenuti "sono costretti a lavarsi usando delle bottiglie di plastica, in condizioni degradanti e inumane".
Proprio perché costretti a vivere tali condizioni, però, "le persone qui impazziscono, cercano di uccidersi perché non ce la fanno più", ha concluso a Fanpage.it. "Sono stato in carcere in passato, preferisco la galera al Cpr perché qui non siamo altre che bestie lasciate nella propria spazzatura".
Il nuovo DDL immigrazione che vuole rendere i Cpr "buchi neri"
Qualche giorno dopo tali fatti, è stato approvato un nuovo disegno di legge che rischia di aggravare ulteriormente la situazione all'interno dei Cpr. Il testo, infatti, introduce misure estremamente restrittive in materia di trattenimento dei migranti. Tra queste c'è anche la rimodulazione delle regole interne ai Cpr, con disposizioni che negano l'uso dei telefoni da parte dei trattenuti e limitano l'accesso di osservatori esterni, rendendo praticamente impossibile documentare abusi e violazioni.
Così, però, il rischio – neanche troppo lontano – è che i Cpr si trasformino in "buchi neri", zone grigie dove condizioni disumane, maltrattamenti e sofferenza potranno verificarsi con più facilità, senza che nessuno lo sappia e abbia così la possibilità di intervenire. L'opacità intorno alla morte di Said ne è l'assaggio e l'ultima tragica dimostrazione.