Quattro decessi – e non 5 come ipotizzato in un primo momento – per legionella tra il 2018 e lo scorso agosto dimostrerebbero che i padiglioni Asclepios e Chini del Policlinico di Bari non sono sicuri. I carabinieri del Nas li hanno infatti sequestrati, con facoltà d'uso perché "infetti da batteri di legionella". Secondo le autorità che indagano, i dirigenti del Policlinico di Bari, dopo il primo decesso causato da una infezione da legionellosi il 10 giugno 2018, non avrebbero adottato "alcuna misura di controllo e bonifica per l'eliminazione del batterio, la cui presenza era stata accertata", già all'epoca, "nell'acqua prelevata dai rubinetti del reparto di Medicina interna Frugoni", nel padiglione Chini dove il paziente era stato ricoverato dal 5 al 15 maggio 2018.

Il decreto di sequestro preventivo, chiesto dai pm Grazia Errede e Alessio Coccioli con il visto del procuratore reggente Roberto Rossi, è stato emesso dal gip Giuseppe Debenedictis che dovrà ora interrogare – come prevede la legge – i manager per cui è stata chiesta l’interdizione. I responsabili, secondo l'accusa, sarebbero i cinque indagati dalla Procura del capoluogo pugliese per omissione d'atti d'ufficio e morte come conseguenza di altro reato. Si tratta dei vertici dell'azienda ospedaliera, a partire dal direttore generale, Giovanni Migliore.

Secondo le indagini dei Nas, partite dalle denunce delle famiglie, il Policlinico sapeva della presenza della legionella perché aveva in mano i risultati delle analisi effettuate sull’acqua prelevata dai rubinetti eppure non avrebbe preso le contromisure necessarie "in materia di prevenzione" adempiendo alle linee guida previste. L'ospedale non chiuderà: è stata concessa la facoltà d'uso.