Falsa testimonianza. Questa l'accusa di cui dovranno rispondere Federico Basetti ed Enrico D’Antonio, due amici Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, assolti in appello dall’accusa di tentata violenza sessuale nel caso di Martina Rossi, precipitata da un albergo a Palma di Majorca. I due, anche loro nel gruppo di amici che la sera del 3 agosto 2011 alle Baleari si trovava con la studentessa genovese e le sue amiche, avrebbero mentito agli investigatori di Genova durante le indagini per coprire Vanneschi e Albertoni.

Si tratta di un'importante ramificazione del processo ai due unici imputati per la morte di Martina, precipitata dal sesto piano dell'albergo dove alloggiava, seminuda e, secondo le ipotesi processuali, nel tentativo di sfuggire a una violenza sessuale da parte dei due aretini Vanneschi e Albertoni. Condannati in primo grado a sei anni di carcere per l'accusa di morte in conseguenza di altro reato (prescritta nel novembre del 2019) per quella di tentata violenza sessuale di gruppo, Albertoni e Vanneschi sono stati assolti dalla Corte d'Assise perché il fatto non sussiste. Anche l'accusa di violenza sessuale di gruppo è sulla via della prescrizione. Insieme alla procura generale di Firenze, la famiglia Rossi, assistita dall’avvocato Stefano Savi, ha presentato ricorso in Cassazione. L’udienza è prevista il prossimo 21 gennaio. Per il 15 marzo è, invece, fissata l'udienza del processo a carico di Basetti e D'Antonio, gli altri due giovani del gruppo accusati di aver mentito, inquinando le indagini.

I fatti risalgono a quasi dieci anni fa. Martina, 20 anni, studentessa universitaria si trovava in vacanza nell'isola delle Baleari, alloggiata nello stesso albergo di coloro che sarebbero stati accusati della sua morte. La sera della tragedia, le amiche di Martina avevano cercato privacy nella loro stanza con alcuni ragazzi e Martina era rimasta in compagnia di Vanneschi e Albertoni, i due connazionali con cui avevano fatto amicizia in albergo. Cosa successe tra le mura dell'hotel Sant'Ana è ancora un mistero. Secondo le testimonianze raccolte, si udì un grido e poi passi frettolosi per le scale. Martina venne soccorsa, quasi esanime, scalza e senza pantaloncini, sul pavimento della hall della struttura. Aveva fatto un volo di sei piani.

Le autorità spagnole archiviarono il caso come suicidio, ma dall'Italia, le procure di Genova e di Firenze, approfondirono i fatti. Ne scaturì un processo per violenza sessuale e morte per altro reato a carico dei due aretini. Fecero scalpore le immagini videoregistrate mentre erano in attesa di interrogatorio, in cui i due si compiacevano che sul corpo di Martina non fossero stati trovati segni evidenti di violenza sessuale. Polemiche si scatenarono anche per i post Facebook in cui, a poche ore dalla morte della ragazza, gli amici scherzavano su un evento che, a prescindere dalle responsabilità, li aveva visti coinvolti tragicamente.