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Morì in ospedale per reazione allergica a un farmaco, famiglia risarcita con un milione di euro 22 anni dopo

La Corte d’Appello di Firenze ha disposto un risarcimento da oltre un milione di euro per la famiglia di una 56enne morta 22 anni fa per arresto cardiaco da shock anafilattico dopo aver assunto un farmaco. I giudici: “Negligenza da parte dei sanitari”.
A cura di Eleonora Panseri
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Immagine di repertorio.
Immagine di repertorio.

Maxi risarcimento da oltre un milione di euro per i familiari di una donna morta in ospedale 22 anni fa a seguito di una reazione allergica a un farmaco. I medici si sarebbero resi conto troppo tardi della situazione e adesso l’Asl è stata condannata dalla corte d'Appello di Firenze a risarcire i parenti.

La paziente deceduta aveva 56 anni e pochi giorni prima della tragedia era stata operata a un ginocchio. Dopo l'intervento si era sviluppata una brutta infezione e quindi si era recata all'ospedale di Castiglion Fiorentino (Arezzo) per la somministrazione di un antibiotico in vena, ricostruisce il Corriere Fiorentino.

Poco dopo la 56enne si era sentita male ma i medici, secondo quanto è stato ricostruito durante il processo, sarebbero intervenuti troppo tardi. La paziente era morta per arresto cardiaco da shock anafilattico causato dal farmaco.

La prassi che i medici avrebbero dovuto seguire tempestivamente per gestire il caso sarebbe stata messa in atto troppo tardi, per questo ogni tentativo successivo di salvare la vita alla paziente sarebbe stato inutile.

Nei giorni scorsi i giudici di secondo grado hanno respinto l'appello dell'Asl e confermato la sentenza di primo grado. Per gli eredi della donna è stato stabilito un risarcimento danni di circa 990mila euro più interessi e spese legali, per un totale di oltre 1 milione di euro.

In aula è emerso che la 56enne, appena somministrato il farmaco, aveva iniziato a sentire un bruciore al braccio che si era diffuso in il corpo, poi aveva manifestato difficoltà respiratorie, perdita di coscienza e "crisi di tipo epilettico".

La caposala aveva immediatamente interrotto la flebo e chiesto l’intervento dei medici del reparto. Poi erano stati allertati i medici anestesisti che, dopo aver constatato la gravità della situazione, ma senza mettere in atto alcun intervento, avevano trasferito la paziente in sala operatoria.

A quel punto la donna era stata intubata, le erano stati somministrati adrenalina e ossigeno, ma senza ottenere, purtroppo, il miglioramento sperato.

La corte d'Appello di Firenze ha parlato di "negligenza, imprudenza e imperizia da parte dei sanitari dell’ospedale di Castiglion Fiorentino" perché "in presenza di un quadro clinico caratterizzato dalla sintomatologia tipica di una grave reazione anafilattica, indugiarono nel fronteggiarla e apprestarono con ritardo i provvedimenti terapeutici che il caso imponeva".

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