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8 Novembre 2021
13:54

Modella no vax compra Green pass falso: scoperto studente truffatore legato ad hacker russi

Una modella no vax è stata truffata nel corso di una operazione di acquisto di Green pass falso per andare in palestra. Dopo la denuncia, la polizia postale di Genova è riuscita a risalire ad uno studente del Lazio che, grazie alla sua intraprendenza e alle non comuni capacità informatiche, era diventato il referente italiano di un gruppo di pericolosi hacker russi specializzati nella creazione di certificazioni verdi taroccate, guadagnando 20mila euro in pochi mesi.
A cura di Ida Artiaco
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Tutto è partito da una modella no vax genovese in cerca di un Green pass falso per andare in palestra. Ma quello che la Polizia postale del capoluogo ligure ha scoperto è una vera e propria truffa ordita da un studente di 17 anni della provincia di Rieti legato ad hacker russi: in pochi mesi è riuscito ad intascarsi con la sua attività più di 20mila euro. Ma procediamo con ordine. Tutto è cominciato quando la modella genovese, contraria al vaccino per mantenere la sua forma fisica, ha contattato via social il ragazzo per ricevere la certificazione falsa. Ha invito documenti e 150 euro ma non ha ricevuto nulla. C'è voluto qualche giorno perché realizzasse di essere stata truffata da uno sconosciuto che, minacciando di denunciarla, l'aveva ricattata, pretendendo altri soldi. Nonostante l'imbarazzo, la donna ha deciso di denunciare tutto alla Polizia Postale di Genova.

La pista seguita dagli uomini della sezione Financial Cybercrime della Polposta ha portato a individuare un'abitazione nel Lazio e uno studente che era diventato il referente italiano di un gruppo di hacker russi specializzati nella creazione di Green pass falsi. Nel corso dell'indagine è emerso che il ragazzo, che gestiva direttamente i canali Telegram su cui erano proposti in vendita i pass falsi, comunicava i dati degli utenti all'hacker russo che forniva le indicazioni su come procedere al pagamento. Per poter confezionare un certificato credibile, il gruppo criminale chiedeva copia dei documenti d'identità che venivano poi utilizzati per aprire conti online, carte di credito o account su piattaforme di e-commerce o per compiere altri reati. Il ragazzo era riuscito ad accumulare, in pochi mesi, oltre 20mila euro che aveva investito in cryptomonete, applicazioni bot in grado di moltiplicare i membri di Telegram con utenti fake e beni elettronici di ultima generazione oltre a prodotti di bellezza e capi di abbigliamento griffato, tutto materiale sequestrato nel corso della perquisizione. I genitori del ragazzo, estranei ai fatti, pensavano che il denaro guadagnato dal figlio fosse il ricavato della vendita upgrade per giochi online. L'indagine, diretta dal sostituto procuratore Federico Panichi e coordinata dalla Polizia postale di Roma è oggetto di approfondimenti per gli eventuali sviluppi transnazionali.

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