“Mio figlio è partito per la Spagna col sogno di insegnare all’Università, l’Italia lo ha derubato del suo sogno”
Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di quanti hanno lasciato la propria terra per studiare o trovare un lavoro. La redazione decide di pubblicare i racconti dei giovani fuorisede e dei loro genitori per stimolare una riflessione sulla difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi essenziali nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui
Ha visto il figlio partire dopo la laurea in Statistica conseguita al Politecnico di Milano per poi guardarlo costruirsi una vita migliore prima a Bilbao e poi a Madrid. Maria Grazia spiega a Fanpage.it di aver fatto pace con l'idea che vedere il futuro di suo figlio vuol dire guardarlo attraverso lo schermo dello smartphone, magari durante una videochiamata che dura troppo poco. "È partito dopo la testi – racconta – prima per fare ricerca a Bilbao, poi per stabilirsi a Madrid, dove nel 2022 ha presentato un Curriculum all'Università".
Quello che è capitato a Maria Grazia è quello che accade a moltissimi genitori in Italia, da Nord a Sud: creare una famiglia, crescere dei figli e farli studiare per poi doverli salutare alla stazione o all'aeroporto nella speranza che fuori dal nostro Paese (o nel Nord Italia) possano trovare un lavoro, una casa e delle condizioni di vita dignitose. Chi parte a volte porta con sé il desiderio di tornare, un giorno, oppure sviluppa la consapevolezza di non poter costruire nulla in Italia. "Un Paese – come racconta Maria Grazia – che non sa declinare al futuro. Non c'è nulla che i nostri ragazzi possano prendere dall'Italia, esattamente come non c'è nulla che le interessi ricevere dai nostri giovani".
Mentre chi parte si affanna a imparare una lingua, trovare un lavoro e un alloggio per renderlo casa, chi resta impara nuovi modi di vivere la quotidianità dei figli e a volte dei nipoti. Non è mai abbastanza, spiega Maria Grazia, che come tanti altri genitori vorrebbe avere i figli accanto a sé. "Mio figlio è riuscito a costruirsi una vita da solo utilizzando le conoscenze acquisite in questo Paese. Come madre l'ho educato e mi sono assicurata che frequentasse le scuole e inseguisse i propri sogni. Si è laureato in Statistica al Politecnico di Milano, poi è partito per Bilbao perché voleva fare ricerca. Alla fine ha trasmesso il suo Curriculum all'Università di Madrid nel 2022 ed è stato assunto a tempo indeterminato senza avere alcuna conoscenza nel settore accademico. È riuscito ad affermarsi grazie alla sua competenza e al suo talento, cosa che in Italia sarebbe stata impossibile nell'ambito universitario".
È una storia vecchia, come sottolinea Maria Grazia, con un finale sempre uguale che nessuno sembra voler cambiare, o almeno non davvero. "Cosa potrebbe dargli l'Italia? Credo che la risposta sia ‘niente' – riflette Maria Grazia -. Abbiamo fatto tanti sacrifici economici per farlo studiare e ora i frutti di quella fatica li raccoglie un altro Paese che cresce grazie ai talenti italiani".
"Il destino dei nostri giovani – continua – sembra quello di dover escogitare un piano per fuggire dall'Italia, un Paese che in questo momento è al pari di un'incubatrice. I nostri figli nascono, crescono e poi mettono radici altrove. Credo sia ingiusto che debbano costruirsi un futuro economico altrove: non lo è solo per noi genitori che restiamo qui a sperare di vederli tornare, un giorno, ma lo è soprattutto per quanti devono lasciarsi alle spalle affetti e radici". Le origini diventano lentamente una frase da cartolina, qualcosa della quale ricordarsi con malinconia durante le ferie, quando si torna in Italia per poche settimane. "Una grande truffa – conclude Maria Grazia – perché nonostante la vita di successi che questi ragazzi ottengono all'estero, dovranno sempre convivere con la sconfitta di essere stati cacciati dalla loro casa".