Medici non si accorgono che è incinta e il feto muore. I giudici: “Mamma obesa e 35enne, fattori di rischio”

Aveva 35 anni e una grave obesità, oltre a complicanze come il diabete gestazionale. Queste condizioni, secondo i giudici della Corte d'Appello di Bologna, potrebbero aver contribuito a causare un pregiudizio alla salute del suo bimbo che nell'ottobre 2011 è nato morto ed estratto con un cesareo d'urgenza in un ospedale di Ravenna.
Per ben due volte, i medici del pronto soccorso non si sarebbero accorti che la donna era incinta, e lei, dopo questo episodio, ha deciso di fare causa alla struttura sanitaria. A distanza di 15 anni però i giudici le hanno torto.
Il decesso del feto è stato dichiarato per morte endouterina fetale di origine sconosciuta. Questa situazione può verificarsi per le cause più disparate come distacco di placenta, infezioni, cause genetiche, e altro ancora. E nello specifico nel caso del piccolo di Ravenna, gli esami non hanno aiutato ad attribuire la morte a un evento specifico, quindi è stato impossibile legarla direttamente al cattivo operato dei medici.
Secondo la ricostruzione delle pagine bolognesi del Corriere, i giudici hanno confermato che il comportamento dei medici che hanno accolto la donna al pronto soccorso fosse inadeguato, ma non è possibile determinare con certezza il collegamento tra l'imperizia e la morte del feto. Tra i motivi ci sono anche lo stato di salute della donna e l'assenza di controlli durante la gravidanza perché nemmeno lei era a conoscenza del suo stato.
Per la Corte bolognese, la paziente presentava una varietà di "fattori di rischio ostetrico" tra cui una grave obesità al terzo stadio; l'età, dato che aveva 35 anni; e anche l'iperglicemia, possibile indice di diabete gestazionale. Quindi, anche se i valori erano normali, queste circostanze potrebbero avere avuto un peso sulla morte del feto.
La vicenda però ancora non è chiusa, e a breve la vicenda potrebbe arrivare ai giudici della Cassazione.