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Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro subito al 41 bis: cosa prevede il carcere duro

Matteo Messina Denaro andrà subito al 41bis. Cosa è e come funziona il regime carcerario speciale previsto per i delitti di associazione mafiosa.
A cura di Nico Falco
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La conferenza stampa per l'arresto di Matteo Messina Denaro
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Matteo Messina Denaro, il "Capo dei Capi" di Cosa nostra arrestato oggi dai carabinieri dopo una latitanza lunga 30 anni, andrà subito al 41bis, il regime detentivo speciale che prende il nome dalla disposizione dell'ordinamento penitenziario introdotta dalla legge 633 del 10 ottobre 1986 (cosiddetta legge Gozzini). Lo ha annunciato in conferenza stampa nel Comando Legione Carabinieri di Sicilia il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, spiegando che la proposta è partita già questa mattina anche se la casa circondariale in cui verrà trasferito per il momento "non la possiamo rivelare".

Il regime del carcere duro è stato applicato per i principali boss criminali: prima di Messina Denaro "U Siccu" sono finiti al 41 bis, tra gli altri, i capimafia Totò Riina e Bernardo Provenzano, così come i camorristi Raffaele Cutolo e, più di recente, Paolo Di Lauro e i figli Cosimo Di Lauro e Marco Di Lauro, e i superboss dei Casalesi Francesco Schiavone "Sandokan", Francesco Bidognetti "Cicciotto ‘e Mezzanotte", Michele Zagaria "Capastorta".

Cos'è il 41 bis e chi è condannato al carcere duro

Sebbene sia quasi esclusivamente utilizzato per i delitti mafiosi, il 41bis può essere applicato anche per i casi di riduzione in schiavitù e tratta delle persone, prostituzione minorile, pedopornografia, sequestro di persona per rapina o estorsione, violenza sessuale di gruppo, associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi o al traffico di stupefacenti. Inizialmente la legge Gozzini prevedeva che il regime speciale potesse essere applicato soltanto in casi di emergenza (come le rivolte carcerarie), ma negli anni ci sono state diverse modifiche che l'hanno portato ad essere un istituto stabilmente presente nell'ordinamento penitenziario italiano.

Nel 1992, dopo la Strage di Capaci, il parlamento estese la possibilità di applicazione anche per i delitti di mafia, con lo scopo di interrompere i contatti tra il detenuto e il territorio; nel 2002 la norma è diventata da provvisoria a permanente e nel 2009 c'è stata un nuova riforma secondo cui il regime speciale può essere applicato per 4 anni e con proroghe di 2 anni. Il regime speciale viene oggi adottato sostanzialmente per tagliare i rapporti tra il detenuto e la sua organizzazione criminale ed impedire che possa continuare a impartire ordini anche durante la reclusione. Per questo motivo sono previste norme molto più stringenti, sia nei rapporti con gli altri detenuti sia per quanto riguarda i contatti con l'esterno, compresi i familiari durante i colloqui.

Come vive un detenuto al 41 bis?

I detenuti ristretti al 41bis vengono posti in isolamento, senza contatti con quelli in regime ordinario, non hanno accesso agli spazi comuni e sono costantemente sorvegliati dalla Polizia Penitenziaria. L'ora d'aria è prevista, ma anche in questo caso si deve rispettare l'isolamento. Viene controllata la posta, sia in entrata sia in uscita, ad eccezione della corrispondenza "con i membri del Parlamento o con autorità europee e nazionali aventi competenza in materia di Giustizia".

Ulteriori restrizioni vengono applicate anche per i colloqui coi familiari, che hanno una cadenza mensile e la durata di un'ora e avvengono in un'area speciale con vetri divisori per evitare il contatto fisico; quest'ultima disposizione non viene applicata per gli incontri con i figli e ai nipoti minori di 12 anni.

Dove si trovano le celle del 41 bis in Italia

Secondo gli ultimi dati disponibili (Ministero della Giustizia, 2020) i detenuti al 41bis in Italia sono 759, in gran parte collegati alle principali organizzazioni criminali italiane: 266 alla camorra, 210 alla ‘ndrangheta e 203 a Cosa nostra. Gli ergastolani sono 304, dei quali 204 con sentenza definitiva. I detenuti nel regime speciale si trovano in carceri sparsi in tutta Italia (in sezioni apposite) ma le concentrazioni più alte sono a L'Aquila (152 detenuti), ad Opera (100), a Sassari (91) e a Spoleto (81).

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