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10 Giugno 2021
16:12

Matteo Cecconi suicida con il veleno bevuto online. La lettera alla famiglia: “Ho dissimulato bene”

Matteo Cecconi è morto suicida durante una giornata di lezioni in Dad. Il ragazzo ha ingerito del veleno in diretta con i 17mila utenti di una community pro-suicidio. Prima di morire ha scritto una lunga lettera di addio ai genitori: “Non datevi colpe, siete stati bravissimi. Io ho dissimulato molto bene”
A cura di Gabriella Mazzeo
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Quando si collega per la sua ultima videolezione, Matteo Cecconi non interagisce con i compagni di classe, ma con i 17mila iscritti del "forum di discussione a favore del suicidio". Il 18enne ha deciso di farla finita e prima di uccidersi ha scritto una lettera di addio ai genitori. Poi ha fatto quello che avrebbe fatto in un qualunque giorno di scuola: ha acceso il computer e si è collegato per le videolezioni con gli insegnanti dell'Istituto tecnico industriale Fermi di Bassano del Grappa.

Agli utenti della community di 17mila iscritti ha rivelato tutte le sue intenzioni: ha deciso che morirà avvelenato usando un farmaco e del nitrito di sodio. "Auguratemi buona fortuna" scrive alla fine del suo post, alle 9.33. "Fai buon viaggio" risponde un'altra utente alle 9.50.  Nessuno prova a fermarlo e così Matteo continua a raccontare. Alle 9.53 scrive che quello che ha assunto per morire "ha un gusto orribile". Gli utenti aspettano con lui che il veleno agisca e all'improvviso Matteo smette di scrivere. Qualcuno posta: "Se te ne sei andato, spero tu possa trovare la pace". Nei messaggi diretti al 18enne, secondo la procura di Vicenza, non vi sono istigazioni al suicidio e sarebbe quindi pronta a chiedere l'archiviazione del caso.

Il padre del 18enne chiede invece di monitorare e chiudere siti del genere. "Non credo che Matteo abbia deciso di uccidersi navigando online. Era diventato nichilista, ragionava di continuo sul tema della vita e della morte. Quello che però bisogna fare è spingere sull'identità digitale contro l'anonimato online". Nella sua lettera di addio Matteo non dà alcuna colpa ai familiari. Appare estremamente lucido mentre li rassicura: "Siete stati i genitori migliori del mondo. Io ho dissimulato molto bene. Non datevi colpe che non avete". E quel 18enne così bravo a nascondere le sue fragilità aveva imparato a dare sfogo ai suoi sentimenti soltanto nelle pagine del suo diario. Per il resto del tempo Matteo era il ragazzo bello e popolare della scuola che era stato eletto rappresentante di istituto e che era apprezzato da tutti i suoi coetanei. Amava Tolstoj e i grandi classici e mostrava fieramente ai coetanei il suo amore per la letteratura. Nessuno glielo aveva mai fatto pesare e anzi, sembrava essere perfettamente integrato e accettato dai compagni di classe. Coloro che però lo facevano sentire veramente compreso, racconta nel suo diario, erano gli utenti di quella immensa community pro-suicidio. Persone che, al momento della morte, non lo hanno fermato. Il sito era frequentato anche da altri due ragazzi di Roma e di Latina, morti poco prima di lui. La procura romana ha contattato due giorni fa il padre di Matteo chiedendo le chat della mattina del suicidio. Il sito è stato momentaneamente oscurato.

Chiedere aiuto

La depressione è spesso un male invisibile che presenta sintomi apparentemente non evidenti: chi ne soffre può nascondere i suoi sentimenti fino all'atto estremo, isolandosi dal resto della comunità. Per ricevere maggiori informazioni e il supporto psicologico fondamentale si può chiamare il Telefono Amico 199 284284, il Telefono Azzurro 19696, il Progetto InOltre 800 334343 e De Leo Fund 800 168678.

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