Nei giorni scorsi l'assessora all'Istruzione della Regione Marche Giorgia Latini (Lega) è intervenuta sul tema delle mascherine che i bambini sono obbligati a indossare anche al banco dopo l'entrata in vigore dell'ultimo Dpcm del governo, quello del 3 novembre. Secondo Latini "l'uso delle mascherine al banco non può essere un obbligo" ed è  "assurdo e privo di spiegazioni logiche pretendere di farla indossare  ai bimbi delle scuole primarie per tutta la durata delle lezioni scolastiche anche quando viene mantenuta la distanza di sicurezza”. All'assessora Latini ha replicato la dottoressa Paola Cantalamessa, pedagogista ed insegnante di scuola primaria in provincia di Ascoli Piceno. Pubblichiamo per intero la sua lettera, che ben spiega perché invece l'utilizzo della mascherina è oggi più che mai necessario per poter mantenere aperte le scuole primarie:

Ancora una volta la politica interviene in modo inopportuno in merito a situazioni non conosciute: la classe è una realtà che solo gli operatori scolastici conoscono e gestiscono in prima persona, concretamente, eppure sono sempre gli ultimi ad essere interpellati. Gli insegnanti di ogni ordine e grado stanno lavorando da settembre affinché la scuola continui a svolgere la sua imprescindibile azione educativa e formativa; alle difficoltà di sempre si sono aggiunte le aggravanti delle conseguenze legate alla pandemia.

Con l’ultimo dpcm si sono chiuse di nuovo le scuole superiori e si è tornati  alla DAD; non mi soffermo sulle conseguenze di questa decisione divenuta necessaria perché nei mesi estivi non si è pensato a riorganizzare e potenziare il trasporto pubblico e non sono stati trovati spazi integrativi a quelli già in essere per diminuire il numero degli studenti all’interno delle classi, ma  questa è storia vecchia.

Poi c’è la scuola primaria, di cui faccio parte da circa venticinque anni come docente ed anche come pedagogista: la scuola è un organismo complesso che basa la sua esistenza sulle relazioni fra le persone; già, anche i bambini sono persone e siamo noi adulti a rendere la categoria fragile, loro non lo sono per definizione. Gli apprendimenti corrono  e scorrono grazie alla  costruzione di relazioni positive; i contesti devono essere inclusivi, accogliere le differenze come forma di arricchimento individuale e collettivo; tutto questo è scuola e scuola primaria in particolare.

La lezione frontale a scuola primaria è solo una parte dei metodi adottati dai docenti. La classe è un organismo vivo composto da persone che interagiscono fra loro: come? Attraverso la vicinanza fisica, un alunno di prima ha bisogno di essere corretto quando impugna la matita mentre è alle prese con i primi segni grafici da riprodurre, ha bisogno di un tocco lieve sulla spalla di incoraggiamento, di contenimento delle proprie emozioni, ha bisogno di cogliere lo speciale rapporto con le sue insegnanti, e questo non può prescindere dalla vicinanza. Oggi è diventato tutto più difficile e quel rapporto speciale  viene comunque alimentato e supportato dall’uso delle mascherine, che permettono ai docenti di esserci fra i banchi, di esprimere la loro presenza anche occupando lo spazio fisico dell’aula, non ci si può barricare dietro la cattedra a due metri di distanza!

Non sono felice di vedere i volti dei miei alunni solo per metà, eppure sono pronta a difendere un provvedimento che non mi piace in funzione di un altro obiettivo  che il mio ruolo di docente mi impone: garantire e preservare la scuola; garantirla in una condizione possibile di normalità e preservarla da un’altra chiusura generalizzata che provocherebbe danni formativi  ai bambini e danni economici e sociali in quanto si metterebbe a rischio il lavoro femminile in particolare.

Chiedo che vengano riconosciuti rispetto e considerazione per il lavoro dei docenti, per l’impegno degli alunni e delle loro famiglie che hanno contribuito ad educarli all’uso dei dispositivi di sicurezza; la scuola avrebbe bisogno di altro. Oggi più che mai l’equilibrio relazionale, pedagogico, educativo, psicologico, organizzativo, che si è costruito nelle classi grazie alle famiglie degli alunni, dei docenti e del personale Ata è fragile e non va messo in pericolo alimentando discussioni inutili e dannose.

Fateci lavorare e venite a vedere come lo facciamo e solo dopo esprimete opinioni supportate dall’esperienza; in questo particolare momento storico l’obbligo della mascherina è necessario, doloroso ma necessario; sappiamo noi docenti come e quando farla togliere in sicurezza per tutti, ne va della tenuta della scuola, non serve alimentare polemiche che turbano la fragilissima tenuta del rispetto delle regole, causando confusione proprio agli alunni che oggi più che mai hanno bisogno di percepire la sinergia fra le varie componenti del mondo adulto, loro principale riferimento formativo ed educativo… E allora per piacere silenzio ed ascolto.