Mario Ruoso ucciso a sprangate, confessa il collaboratore storico di TelePordenone: “Increduli, uno di famiglia”

Ha confessato l'uomo indiziato del delitto di Mario Ruoso il patron di Telepordenone ucciso a sprangate ieri mattina 4 marzo davanti all'uscio di casa a Porcia, in provincia di Pordenone. Lo comunica la Polizia che nelle scorse ore aveva stretto sempre di più il cerchio attorno al 67enne Loriano Bedin, storico collaboratore di Ruoso che per quattro decenni è stato sempre al suo fianco, prima come tecnico di Telepordenone e poi come tuttofare quando l'emittente televisiva era stata ceduta. Per lui l'accusa è di omicidio premeditato.
L'uomo, che era stato già fermato nella notte e portato in questura per essere interrogato, ha ammesso le sue responsabilità decidendo di collaborare con gli investigatori e fornendo altri elementi utili a ricostruire l'intera dinamica dell'omicidio.
"Nel corso dell'attività, la persona sottoposta a indagine ha reso dichiarazioni di natura confessoria, fornendo ulteriori elementi utili alla ricostruzione della dinamica dei fatti" rivelano dalla questura di Pordenone, spiegando che al termine dell'interrogatorio, per l'uomo è scattato un provvedimento di fermo di indiziato di delitto per il reato di omicidio volontario.
Grazie alla sua collaborazione, la Polizia è riuscita a individuare anche la presunta arma del delitto, un tubo in ferro di circa 70 cm rinvenuto in un canale di irrigazione nelle vicinanze dell'abitazione della vittima. L'indagato lo avrebbe gettato subito dopo il delitto allontanandosi dalla zona.
Secondo quanto ricostruito finora, l'omicida sarebbe arrivato a casa di Ruso intorno alle 8:00 del mattino attendendo che l'87enne uscisse per colpirlo alla testa. La vittima ha battuto il capo ed è rimasto esanime ma il killer si è accanito su di lui con altri violenti colpi al capo senza lasciargli scampo. Infine avrebbe gettato la spranga dalla finestra del pianerottolo per recuperarla poi nel giardino e scaraventarla nel vicino canale Brentella.
Infine l'omicida si sarebbe allontanato a piedi per raggiungere l'auto parcheggiata più lontano dove si sarebbe cambiato anche gli abiti. A incastrarlo però le telecamere di videosorveglianza della zona, che lo hanno visto entrare e poi uscire dal palazzo, l'analisi dei tabulati telefonici e le perquisizioni personali e domiciliari che hanno permesso di recuperare alcuni capi di abbigliamento probabilmente indossati al momento dei fatti e che saranno ora analizzati insieme alla presunta arma del delitto.
Secondo le indagini fin qui effettuate, il movente sarebbe da ricercare in motivi economici che erano stati alla base di precedenti screzi tra i due nell'ultimo periodo, relativi a rivendicazioni inerenti la società che ha gestito l'emittente radiotelevisiva. Nessuno però si sarebbe aspettato un simile e tragico finale, come ha spiegato il nipote di Ruoso che ha trovato lo zio esanime a terra in una pozza di sangue dopo essere andato a casa a cercarlo perché non riusciva a contattarlo, intorno alle 13 di mercoledì.
"Sono completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l'intera sua esistenza" ha dichiarato l'uomo alla Tgr, rivelando: "Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l'accaduto, questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto".