Mario Ragnedda indagato per maltrattamenti, gli audio presentati dall’ex già nel 2025: “Mi puntava pistola al cuore”

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Nicolina Giagheddu
Mario Ragnedda ha ricevuto il decreto di revoca del porto d’armi conseguito nel 2022. L’uomo è indagato per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie Nicolina Giagheddu. Come apprende Fanpage.it, il decreto sarebbe arrivato tempo dopo la prima denuncia della moglie, arrivata già nel 2025. I due sono genitori di Emanuele Ragnedda, l’uomo che nel settembre dello scorso anno uccise Cinzia Pinna.

Aveva denunciato più volte i maltrattamenti subiti in casa, trasmettendo anche prove audio e fotografiche. È quanto emerge dal racconto di Nicolina Giagheddu, ex moglie di Mario Ragnedda, padre di Emanuele, l'uomo che nel settembre del 2025 uccise la 34enne Cinzia Pinna a colpi di arma da fuoco. Nella testimonianza che la donna ha reso il 29 settembre, ha ripercorso alcuni dei passaggi più traumatici della sua storia personale. "Mi chiudeva in bagno e non potevo uscire di casa da sola, perché non avevo le chiavi", ha dichiarato Giagheddu alle autorità.

Come apprende Fanpage.it, la donna ha riferito nella sua testimonianza di essere stata costretta a lungo a stare nella casa di Baia Sardinia da sola, senza poter vedere nessuno in assenza del marito. Quando Giagheddu cercava di imporre la propria volontà, Ragnedda l'aggrediva fisicamente, picchiandola e urlandole contro. "Mi minacciava di uccidermi, di impiccarmi. Diceva ‘sei un gatto randagio, chi vuoi che si curi di te e della tua scomparsa'". Maltrattamenti, secondo quanto racconta la donna che oggi è assistita dalle legali Angela Corda e Lia Deiana, che sono andati avanti per almeno 30 anni e che si sarebbero intensificati dopo il 12 settembre del 2025, quando il figlio Emanuele aprì il fuoco contro la 34enne Cinzia Pinna, occultandone poi il cadavere.

Mario Ragnedda è attualmente indagato in un fascicolo d'indagine analogo. Già dieci persone sarebbero state ascoltate dopo quanto raccontato da Giagheddu alla Polizia giudiziaria su delega del Pubblico ministero della Procura di Tempio Pausania. Il decreto di revoca del porto d'armi per l'uomo è stato emesso solo dopo l'audizione di Giagheddu. Il provvedimento appare tardivo alla luce delle dichiarazioni già fornite dalla donna nel 2025. 

Secondo quanto racconta Giagheddu, i fatti sarebbero stati riportati a un luogotenente che partecipò anche alle indagini su quanto accaduto a Cinzia Pinna. A lui, sempre stando alla versione di Giagheddu, avrebbe provato a raccontare le violenze subite e a fornire degli audio. In quella circostanza, Giagheddu avrebbe detto di essere stata minacciata e picchiata dal marito anche con l'utilizzo della pistola, usata come deterrente. "Me la puntava alla testa e al cuore, io avevo paura e non ho mai reagito".

Nel suo racconto, la madre di Ragnedda ha riferito di aver detto all'autorità più volte di essere vittima di maltrattamenti e violenze e che queste ultime si erano intensificate dal settembre del 2025, quando Mario Ragnedda sarebbe diventato più nervoso e aggressivo.  Le tensioni, a suo dire, avrebbero riguardato anche la gestione delle società e delle proprietà familiari che Ragnedda avrebbe cercato di sottrarre alla moglie e al figlio.

Secondo Giagheddu, che a Fanpage.it aveva raccontato in un'intervista gli anni prima del divorzio in un'intervista, vi erano persone interne al nucleo familiare che sapevano dei maltrattamenti che avrebbe subito tra le mura domestiche.

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