I sommozzatori dei Ris di Messina stanno analizzando il fiume Mesima, a pochi chilometri da Laureana di Borrello (Reggio Calabria), il paese in cui viveva Maria Chindamo, l'imprenditrice agricola scomparsa il 6 maggio del 2016. Sul  motivo dell'intervento, come scrive la redazione di Quarto Grado, vige il massimo riserbo. Nella stessa zona solo un anno fa si erano estese le ricerche dei resti di Maria Chindamo. Nello stesso territorio, in questi giorni, è scomparsa anche un'altra perdona, vittima di ‘lupara bianca'.

Sulla scomparsa di Maria, madre di tre figli, è in corso un'indagine per omicidio e occultamento di cadavere. Lo scorso luglio la Procura era giunta a un arresto, quello di Salvatore Ascone, già noto alle forze dell’ordine, proprietario della tenuta davanti alla quale è avvenuta l’aggressione di Maria, 3 anni fa, a Limbadi. Ascone, detto ‘U pinnularu' è stato scarcercato un mese dopo su disposizione del Tribunale del Riesame, che ha accolto la richiesta dei legali del detenuto di annullare l'ordinanza di custodia cautelare. Insieme ad Ascone era stato indagato a piede libero un suo collaboratore, Gheorghe Nicolae Laurentiu, 30 anni, operaio, accusato di aver manomesso le telecamere della tenuta di Ascone per non serbare traccia dell'aggressione nei filmati.

Secondo l'ipotesi della Procura, Maria sarebbe stata rapita e uccisa lo stesso giorno della scomparsa per un disegno criminale preordinato. La donna, infatti, sarebbe stata oggetto di una vendetta per aver deciso di lasciare il marito, Ferdinando Punturiero, poi morto suicida, e rifarsi una vita con un nuovo compagno. La donna sarebbe stata dunque vittima di un episodio di ‘lupara bianca', un omicidio di ndrangheta che prevede l'occultamento del corpo della vittima. Più volte i parenti di Maria hanno rivolto appelli pubblici agli abitanti del loro territorio affinché chi è a conoscenza di circostanze rilevanti per la risoluzione del caso, si faccia avanti.