Nel caso Maria Chindamo, l'imprenditrice calabrese scomparsa, c'è finalmente un arresto. Un uomo già noto alle forze dell'ordine è stato arrestato stamane con l'accusa di concorso in omicidio nel caso della scomparsa dell'imprenditrice, risalente a 3 anni fa. Si tratta di Salvatore Ascone, noto come U Pinnularu, 53enne pregiudicato afferente alle cosche di Limbadi, della Piana di Gioia Tauro e del Lametino, i cui affari si allungano anche in Lombardia. Ascone è anche il proprietario della tenuta davanti alla quale è avvenuta l'aggressione di Maria. "Oggi è un giorno importante per tutti noi, perché dopo tre anni e mezzo di silenzio e di indagini, si è arrivati a una prima svolta nel caso dell'omicidio di mia sorella". Lo ha detto Vincenzo Chindamo, fratello di Maria sull'arresto di Salvatore Ascone. "Un sentito ringraziamento va – ha aggiunto Chindamo – alla procura di Vibo Valentia e ai carabinieri per il segnale di speranza che ci hanno dato nella ricerca degli esecutori materiali del delitto. Noi abbiamo sempre sperato, anche quando sul caso era calato il silenzio, che arrivasse un giorno come questo perché conosciamo la professionalità degli investigatori". "Maria era una donna felice e libera di questa terra – ha detto ancora il fratello dell'imprenditrice – una donna che, nonostante non sia piu' tra noi, ancora urla giustizia. Oggi mia madre compie 81 anni e almeno, di fronte a questa notizia, può rincuorarsi almeno un po', anche se il dolore per la scomparsa della figlia resterà sempre presente. Mi aspetto che presto verranno fuori altri risultati investigativi che faranno piena luce sul delitto".

In manette il complice che manomise le telecamere

Alla base del lavoro che ha portato all'arresto, le dichiarazioni di un pentito, Emanuele Mancuso che hanno portato a indagare anche, un operaio rumeno, Gheorghe Nicolae Laurentiu, 30 anni. Sarebbe stato proprio lui a manomettere il sistema di videosorveglianza davanti ai terreni di proprietà di Maria Chindamo, dove la sua auto è stata trovata sporca di sangue., per impedire che restassero tracce del misfatto. I fatti risalgono al 6 maggio 2016, quando Maria raggiunse l'azienda agricola di sua proprietà per incontrare un operaio. Erano da poco passate le sette del mattino. Quel giorno Maria non tornò a casa e fu cercata su tutto il territorio di Limbadi e a Laureana di Borrello dove abitava con i figli, senza successo. Nondimeno, quell'auto rimasta parcheggiata davanti al cancello dei terreni e quella macchia di sangue sulla carrozzeria, portarono immediatamente sulla pista dell'omicidio.

La vendetta

In questi anni le indagini si sono concentrate sul contesto familiare di Maria, ovvero sui parenti del suo ex marito, morto suicida esattamente un anno prima, il 6 maggio 2015. Era stata Maria a mettere fine al matrimonio, scelta che qualcuno ha ritenuto possa aver influito sulla stabilità dell'uomo, che si è tolto la vita con un colpo di pistola. La vendetta, dunque, è stata da subito l'ipotesi più battuta dagli inquirenti, che hanno svolto indagini anche sulle proprietà dei parenti dell'ex marito di Maria. Dopo tre anni, infatti, il corpo della donna non è ancora stato ritrovato. I suoi due figli vivono ora con lo zio, il fratello di Maria, che li ha praticamente adottati.