Sicilia, paesino in provincia di Catania, fine anni ’70. Una ragazzina mette al mondo una bambina: Maria Angela. A mettere incinta l'adolescente è un militare dell’aeronautica. Lui, quando lo sa, fa perdere le sue tracce per sempre. La giovane, d’accordo con i suoi genitori, per evitare le malelingue va a vivere a casa di un’ostetrica dove porta avanti la gravidanza. Sarà proprio la levatrice a vendere Maria Angela appena nata per 500mila lire ad una coppia che diventerà la famiglia adottiva della piccola.

Salemi, comune trapanese nel cuore della Valle del Belice. Stesso periodo. Rita ha 14 anni. Anche lei è rimasta incita giovanissima. Salvatore, il suo fidanzato, non scappa. E’ solo un ventenne ma vuole farsi carico della figlia. Anche in questo caso, però, i problemi economici portano la madre di Rita, con la complicità di un’ostetrica, a vendere la bimba appena nata. Per 500mila lire.

Sono molti i punti in comune in queste due storie di abbandono. Tanto che Rita, dopo aver letto l’articolo di Fanpage.it in cui Maria Angela chiede aiuto per ritrovare la mamma naturale, contatta l’imprenditrice catanese.

Uno spiraglio di speranza

“A parte la data di nascita – racconta Maria Angela a Fanpage.it – tutto il resto coincideva. La persona che ha comprato la figlia di Rita era un uomo di circa 50 anni – prosegue – l’età di mio padre adottivo. Salvatore, inoltre, mi ha detto che quando ha consegnato la bimba a questo signore, lo aveva pregato di chiamarla Angela Maria. Ci siamo scambiate delle foto e c’erano anche delle somiglianze tra me e Rita”.

“All'inizio ero felice – continua – perché credevo di aver incontrato mia mamma naturale. Mio marito, tuttavia, mi diceva che non dovevo illudermi perché potevo rimanerci male se non fosse stata lei la donna che mi ha messo al mondo. Per questo ho cercato di mantenermi un po’ distaccata, anche se Salvatore era convintissimo fossi io la figlia che 40 anni prima aveva salutato per l’ultima volta, prima che se ne andasse con un’altra famiglia. Anche i figli di Rita erano certi fossi la sorella che non hanno mai conosciuto”.

L’esame del Dna: la prova definitiva

A marzo Maria Angela e Rita decidono di fare l’esame del Dna. Non si sono ancora incontrate di persona, ma la voglia di sapere è tanta. Sarà la prova finale che stabilirà, oltre ogni dubbio, il loro legame. “Abbiamo deciso di rivolgerci al laboratorio Genoma di Roma che ci ha inviato il kit a casa: un tampone da sfregare sulle gengive e poi inviare in un astuccio per posta”. Dopo quattro giorni, invece della risposta tanto sperata, è arrivata la doccia fredda: “Dall'analisi dei marcatori genetici investigati emerge una non compatibilità genetica”, è il risultato del test comunicato alle due donne.

Abbiamo pianto al telefono tutto il giorno – ricorda Maria Angela – ci siamo rimaste malissimo perché anche Rita sperava davvero di aver incontrato sua figlia. Dopo l’esito dell’esame del Dna ci è venuto persino il dubbio che fosse sbagliato tanti erano gli elementi che coincidevano nelle nostre storie personali”.

Chi sa parli”, l’appello di Maria Angela

“Ogni giorno guardo sui social le varie pagine che pubblicano appelli di persone che cercano i propri cari”, dice sconsolata Maria Angela. “Vorrei rinnovare l'appello a mia mamma: ʻNon devi temere nulla. La mia unica reazione sarà di gioiaʼ”. Allo stesso tempo, l’imprenditrice catanese, chiede a chiunque sappia qualcosa del suo passato di parlare. “Esistono persone che sanno chi era mia madre. Vorrei dirgli di farsi avanti, di mettersi una mano sulla coscienza. C’è chi sa, ma non parla. E lo fa solo per ignoranza”. Maria Angela si riferisce ad alcuni parenti adottivi che sarebbero a conoscenza dell’identità della mamma naturale. “Nonostante abbia chiesto loro molte volte di dirmi chi fosse mia mamma, preferiscono tacere. Dicono di farlo per proteggermi, continuano a ripetere di mettermi il cuore in pace. Invece, io voglio sapere la verità sulle mie origini. Credo sia un mio diritto”.

E Rita? Le due donne, anche se non sono mamma e figlia, hanno instaurato un ottimo rapporto. Con Rita e la sua famiglia ci incontreremo presto – conclude Maria Angela – perché anche se non è lei mia madre la sua storia è così simile alla mia che vogliamo mantenere lo stesso un legame”.

Chiunque fosse a conoscenza di qualche particolare che possa aiutare Maria Angela a ritrovare sua mamma naturale può scrivere a: segnalazioni@fanpage.it