Manuela Murgia, nei vestiti trovato frammento di pneumatico: “Ma il corpo era in una zona chiusa ai veicoli”

Dopo l'udienza di incidente probatorio di pochi giorni fa, stanno emergendo nuovi particolari sugli accertamenti eseguiti sui vestiti di Manuela Murgia, la 16enne trovata morta nel canyon della necropoli di Tuvixeddu, a Cagliari, il 5 febbraio 1995.
Durante l'incidente probatorio di giovedì scorso, 29 gennaio, sono stati presentati i risultati delle analisi condotte dai carabinieri del Ris di Cagliari nominati dal giudice per le indagini preliminari Giorgio Altieri per recuperare e poi comparare tracce di Dna trovate sugli indumenti della ragazza.
Gli accertamenti hanno escluso la presenza di materiale biologico appartenente all'unico indagato iscritto nel registro, l'ex fidanzato della vittima, Enrico Astero, oggi 54enne.
Adesso gli avvocati Bachisio Mele, Maria F. Marras e Giulia Lai, che rappresentano i familiari di Manuela, e il medico legale Roberto Demontis, loro consulente, hanno reso noto nuovi particolari emersi nel corso delle analisi.
"È stato rinvenuto un micro-frammento gommoso con forte presenza di nerofumo, compatibile con componenti di pneumatici in commercio negli anni '90", riferiscono i legali.
Secondo loro, "questo elemento deve essere valutato nel contesto complessivo delle tracce e del quadro lesivo, anche in considerazione che l'area (dove è stato trovato il corpo, ndr) era chiusa all'accesso di veicoli già dal 1985, tramite cancelli con lucchetto".
I legali ritengono che "l'esclusione di uno specifico soggetto come donatore non equivale in alcun modo all'assenza di terzi coinvolti, tanto più che i profili genetici restano disponibili per futuri confronti", come annunciato al termine dell'incidente probatorio.
In particolare, materiale genetico è stato rilevato sul maglioncino all’altezza dei polsi, sui jeans in corrispondenza delle caviglie, sul giubbotto all’altezza del bavero e nella parte centrale della cintura.
"Tali localizzazioni non sono casuali, ma risultano compatibili con fasi di afferramento, trascinamento e movimentazione del corpo, anche successive alla rottura della cintura, e non con una semplice precipitazione dall’alto", aggiungono gli avvocati.
Il caso della morte della 16enne fu inizialmente chiuso come suicidio, poi riaperto il 30 marzo dello scorso anno dopo le ripetute richieste arrivate dai familiari della vittima.
Sulla base di una nuova relazione medico legale, a firma del professor Demontis, è stata smontata la pista del gesto volontario e offerta una conclusione differente rispetto a quella della precedente autopsia.
Stando alla nuova ricostruzione della dinamica della morte della 16enne, Manuela sarebbe stata prima violentata, poi investita volontariamente con una macchina. Infine, il corpo sarebbe stato abbandonato nel canale dove fu ritrovato.