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Mamma incinta rischia di morire per rara anomalia plancentare: si salva e torna a casa con il piccolo Riccardo

Una 38enne incinta con placenta percreta affronta un intervento ad altissimo rischio. Si salva grazie ai medici e torna a casa con il suo piccolo Riccardo. Si tratta della terza gravidanza.
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Eleonora era in pericolo di vita, e con lei anche il bimbo che portava in grembo, a causa di una rara anomalia placentare. Dopo un complesso intervento, però, è finalmente tornata a casa con il suo piccolo Riccardo. Entrambi adesso stanno bene grazie al lavoro dei medici dell’ospedale Sant’Anna di Torino.

Un risultato non scontato dato che Eleonora, 38 anni e alla terza gravidanza, affrontava il parto con una rara anomalia placentare che avrebbe potuto causare la morte di entrambi. A 28 settimane di gravidanza, infatti, la donna ha scoperto di avere la placenta percreta, una condizione potenzialmente letale, in cui la placenta invade in profondità i tessuti circostanti causando gravi emorragie. "Una delle situazioni più complesse dell’ostetricia moderna", la definisce l'ospedale Sant'Anna che in queste settimane ha preso in carico la donna.

L'équipe dell'Ostetricia e Ginecologia 3, diretta dal dottor Corrado De Sanctis, ha immediatamente attivato un percorso altamente specializzato, coordinato dalla dottoressa Eleonora Pilloni e da tutto il team ostetrico della Divisione.

Fondamentale l’approfondimento diagnostico con risonanza magnetica, eseguita dalle dottoresse Stephanie Gentile e Donatella Tota, che ha confermato l’estensione del percretismo fino alla cupola vescicale e al parametrio di sinistra. Un quadro clinico che secondo i medici non lasciava spazio all’improvvisazione.

Grazie all'impegno congiunto di tutti i professionisti coinvolti, e della forza della sua mamma, Riccardo è nato sano con un peso di 2760 grammi e oggi è felice tra le braccia dei suoi genitori.

L'intervento che ha salvato la vita a Eleonora e al piccolo Riccardo

La mamma è stata quindi sottoposta a ricovero preventivo e taglio cesareo programmato alla 35esima settimana, con contestuale isterectomia, cioè la rimozione dell’utero. Il dottor Paolo Cortese, coadiuvato dal dottor Corrado De Sanctis e dal dottor Giuseppe Garbagni, ha eseguito un intervento lungo e delicatissimo, reso ancor più complesso dalle aderenze dovute ai precedenti interventi chirurgici, soprattutto a livello vescicale.

A fare la differenza, però, è stata la sinergia tra ospedali e specialità: decisivo l’intervento del dottor Pierluigi Muratore della Radiologia interventistica dell’ospedale Molinette di Torino. Prima dell’intervento sono stati posizionati due cateteri a palloncino nelle arterie ipogastriche.

Grazie agli strumenti in prestito dall’ospedale Infantile Regina Margherita, è stato ridotto considerevolmente l’afflusso di sangue all’utero, consentendo ai chirurghi di operare con maggiore sicurezza e visibilità.

Il risultato parla da sé: a fronte di una possibile grave emorragia, le perdite ematiche sono state contenute, in gran parte recuperate e reinfuse grazie alla tecnica dell’emorecupero, gestito dal personale ostetrico di sala cesarei dell’ospedale Sant’Anna. Nessuna trasfusione di sangue è stata necessaria, e  mamma e neonato sono ora in buone condizioni.

Mamma Eleonora è quindi tornata a casa con il suo piccolo Riccardo. Un risultato che per il direttore generale Livio Tranchida è "ancora una volta un esempio delle eccellenze multidisciplinari della nostra Città della Salute e della Scienza. Ringrazio i nostri professionisti, che hanno reso possibile tutto ciò. Il valore aggiunto espresso dalla Città della Salute e della Scienza di Torino è consistito nella possibilità di schierare contemporaneamente tutte le competenze mediche e sanitarie di tutte le specialità che erano necessarie per trattare nel migliore dei modi le diverse sfaccettature di questo particolare caso clinico".

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