Abbracciato alla mamma che gli cantava dolcemente la ninna nanna, così se ne è andato per sempre Giovanni Custodero, il calciatore guerriero di Fasano, malato terminale di cancro che aveva scelto la sedazione profonda prima di spegnersi per sempre nel letto di casa sua a Pezze di Greco. A raccontare gli ultimi strazianti ma dolci momenti in famiglia è stata l’amatissima sorella Mariana a cui lui era legatissimo e alla quale si era sempre rivolto per farsi aiutare. “Ha detto ‘mamma abbracciami’, lei l’ha abbracciato e gli ha cantato la ninna nanna. Poi non si è più svegliato”, ha rivelato la giovane in una intervista a La Stampa ricostruendo le ore precedenti alla sedazione e al decesso di Giovanni.

Un momento a cui il giovane aveva pensato a lungo preparandolo con cura. Nei giorni precedenti infatti aveva voluto lasciare a tutti, familiari e amici più stretti, il suo ultimo saluto a soprattutto il suo testamento: non cose di materiali ma la promessa di portare avanti le sue battaglie che lui, costretto in quel letto da un sarcoma le ossa, non avrebbe più potuto condurre. Una di queste battaglie, come ha confermato la sorella, è quella dell’eutanasia per i malati gravi. “lui non mi ha detto che voleva essere sedato ma mi ha detto ‘sorellina se fosse leale l’eutanasia tu mi aiuteresti a morire perché sono stanco’ e io gli ho detto certo fratello e ora continuerò la battaglia come promesso”.

Una battaglia a cui si affiancherà anche la fidanzata di Giovanni Custodero, Luana Amati. “Non ne poteva più di soffrire. Se fosse stata legale, Giovanni avrebbe chiesto l’eutanasia” ha ricordato la giovane. “Quando Giovanni mi ha detto di voler morire, mi sono stesa accanto a lui. Mi girava la testa. Siamo stati ore in silenzio. Poi, però, mi ha spronato: ‘Luana, vai e spacca tutto, realizzati, vivi’” ha raccontato ancora Luana, rivelando: “Durante la sedazione, ogni tanto apriva gli occhi e mi mandava un bacio. Il giorno in cui è morto, nel dormiveglia, mi ha abbracciato con una forza pazzesca, pensavo che i miei capelli lo soffocassero. Poi piano piano mi ha lasciato e ho capito che non c'era più”.