15 Ottobre 2021
18:08

Mafia, la casa discografica del boss Giovanni Comis è stata sequestrata e lui è di nuovo in manette

La mafia si è servita ancora una volta della musica per veicolare i suoi messaggi e questa mattina la casa discografica “Q Factor Records” è stata sequestrata dai carabinieri del nucleo Investigativo di Catania. Il boss catanese Giovanni Comis gestiva il business musicale attraverso il figlio e un imprenditore al suo servizio, lo stesso che ha interpretato un boss mafioso in un video clip prodotto da loro.

La casa discografica Q Factor Records è stata sequestrata dai carabinieri del nucleo Investigativo di Catania, su delega della procura distrettuale. A gestire il business musicale era lo storico esponente catanese del clan Santapaola, il boss Giovanni Comis. Arrestato nel 2017 e scarcerato pochi mesi fa, è finito di nuovo in manette con l'accusa di autoriciclaggio e intestazione fittizia. Complessivamente gli sono stati sequestrati beni per un milione di euro. L’ultima indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia diretta da Carmelo Zuccaro ha svelato la rete di Comis e questa mattina, nelle province di Catania e Vicenza, il Gip del Tribunale etneo ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 15 persone del clan. La cosca gestiva anche una serie di bische clandestine per sostenere la cassa assistenza di Cosa nostra, per gli affiliati e le loro famiglie.

I reati contestati a vario titolo sono: associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, riciclaggio, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e procurata inosservanza di pena, con l’aggravante di aver agito al fine di agevolare la famiglia di Cosa Nostra catanese “Santapaola Ercolano – gruppo di Picanello”. Mediante le intercettazioni e i pedinamenti sul territorio ulteriormente riscontrati dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, i militari del nucleo investigativo del comando provinciale di Catania sono riusciti a definire i nuovi assetti organizzativi del clan di Picanello.

La musica per diffondere messaggi mafiosi

A Fanpage.it il Tenente Colonnello Piercarmine Sica, Comandante del Reparto Operativo di Catania ci tiene subito a precisare una cosa: "I cantanti neomelodici sono estranei all’indagine. La casa discografica era di fatto riconducibile a Giovanni Comis perché la società era intestata al figlio Massimiliano (socio accomandatario) e a Consoli Andrea (socio accomandante), un imprenditore dedito al settore della ferramenta arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa poiché era al servizio non solo degli affiliati, ma soprattutto dei vertici".

La Procura Distrettuale di Catania ha ottenuto dal Gip il sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di circa 1 milione di euro, costituito dalla somma di 500.000 euro presente su conti correnti o depositi o su qualsiasi altro tipo di rapporto bancario intestato o cointestato o comunque riconducibile ad Andrea Consoli, nonché dalla citata società denominata “Q Factor Records s.a.s.” e da un’abitazione sita in Augusta contrada Costa Saracena intestato alla moglie del Comis. Nei confronti di uno dei destinatari della misura cautelare, risultato essere all’estero, sono stati attivati i canali di cooperazione internazionale di Polizia ai fini dell’esecuzione del provvedimento mentre un altro soggetto è tuttora attivamente ricercato.

Secondo il Comandante, la Q Factor Records era situata in una posizione strategica: "Il figlio di Comis risulta essere un appassionato di musica e la casa discografica è all’interno del quartiere Picanello, la roccaforte della famiglia Santapaola. Questo ha un significato specifico in termini di veicolazione del messaggio. Ha prodotto video musicali come quello in memoria di "Enzo Negativa", uno dei ragazzi assassinati nel conflitto a fuoco vicino al clan Cappello ucciso nell’agosto 2020″, spiega il Comandante Piercarmine Sica. Enzo negativa era il soprannome di Vincenzo Scalia e nel video clip distribuito dalla società di produzione ci sono anche i parenti del giovane. In quel conflitto a fuoco, è morto un altro ragazzo durante la sparatoria con gli esponenti del clan dei “Cursoti milanesi".

"È emerso che Giovanni Comis si vantava di come questa casa discografica fosse la seconda in Italia per attrezzatura discografica, stimata in circa 300 mila euro dallo stesso boss. Giovanni Comis non risultava essere percettore di reddito e quindi i soldi investiti in una tale società erano palesemente sproporzionati – spiega il Comandante del Reparto Operativo di Catania e aggiunge – Essere proprietari di una casa discografica in grado di veicolare anche messaggi di un certo tipo rientra in un contesto mafioso. Alcuni cantanti della Q Factor Records emergevano come cantanti preferiti di boss mafiosi del quartiere zen di Palermo".

"A gennaio 2017 sono stati arrestati alcuni dei personaggi di spessore del clan, tra cui Giovanni Comis scarcerato circa due mesi fa. Nella primavera del 2017 siamo partiti con le indagini per cercare di capire come si sarebbe riorganizzato questo clan storico. Nella primavera 2020 abbiamo concluso le indagini  e in questo caso abbiamo proceduto con sequestri di patrimoni del clan o comunque riconducibili al clan affinché lo Stato rientri in possesso  di denaro di provenienza illecita" – dice il Comandante Sica e sottolinea – La casa discografica non risultava attiva. Verosimilmente non avevano mai depositato un bilancio. Sono invece tanti i cantanti perlopiù catanesi che ne usufruivano e registravano all’interno di questa casa discografica".

Apologia della mafia

Nelle immagini diffuse dai carabinieri si vede Andrea Consoli, il socio accomandante, interpretare un boss mafioso in un video musicale prodotto dalla stessa casa discografica: "Ci sono delle proposte di legge parlamentari per ipotizzare un reato specifico per chi inneggia a valori mafiosi", dice Sica. Come nel caso di Teresa Merante, la cantante folk di brani dedicati alla mafia. Lo scorso febbraio, il suo video da 3 milioni e 700 mila visualizzazioni è stato rimosso da YouTube. Il brano intitolato "U latitanti", infatti non è più visibile sulla piattaforma. Con una chitarra in mano, la Merante esaltava le gesta di un latitante attaccando la Polizia definendo gli agenti "quattro pezzenti".

Le varie inchieste di Fanpage.it hanno acceso un riflettore sui cantati di mafia innescando diverse reazioni significative come la sospensione della casa discografica dall’AFI (Associazione Fonografici Italiani), un esposto alla Procura da parte del sindacato di Polizia Coisp e perfino un progetto di legge per “apologia di mafia”.

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