Madre e figlia morte a Campobasso: marito e altra figlia interrogati per 10 ore, ma si dicono “tranquillissimi”

È stato ascoltato per dieci ore come persona informata dei fatti Gianni Di Vita, il marito e padre delle due donne morte avvelenate con la ricina a Campobasso subito dopo Natale e per cui sta indagando la Procura di Larino per omicidio volontario nei confronti di ignoti. L'uomo, anche lui finito in ospedale, ha fatto sapere di aver risposto a tutte le domande degli investigatori in Questura a Campobasso. Lo stesso ha fatto l'altra figlia che si è sempre sentita bene durante il periodo natalizio.
Stando a quanto emerso finora, la 50enne Antonella Di Ielsi e la 15enne Sara Di Vita sono morte per un sospetto avvelenamento tre mesi fa e in questi giorni si stanno sentendo amici e parenti. Insomma chi ha partecipato a pranzi e cene con loro. Ieri, 8 aprile, dopo le 20 è stata convocata in Questura un’altra familiare, ovvero una donna sulla quarantina.
Stando a quanto si legge sul Corriere della Sera, tutti gli interrogatori sono stati tenuti dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che è la titolare del fascicolo, e il capo della Mobile Marco Graziano. L'uomo al termine delle 10 ore ha chiamato il suo legale e gli avrebbe detto di aver risposto a tutte le domande: "Sono tranquillissimo. E resto infinitamente addolorato per la perdita di mia moglie e mia figlia". Padre e figlia erano già stati sentiti ma ieri sono stati interrogati per la prima volta dal procuratore che ha aperto le indagini per omicidio.
In parallelo c'è ancora aperto un fascicolo che vede indagati per omicidio colposo cinque medici con l’accusa di aver sottovalutato i malori delle due donne quando sono arrivati in ospedale una prima volta. Erano state infatti mandate a casa e quando erano ritornate era già troppo tardi. Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione, al Corriere della Sera ha spiegato che la madre prima di morire aveva chiesto "voglio almeno vedere mia figlia". Ma non c'è stato tempo, è deceduta subito dopo. Il medico ha precisato che "fin dall’inizio qualcosa non convinceva. Il decorso clinico delle due pazienti appariva troppo rapido, troppo simile, troppo anomalo". Ora proseguiranno le indagini.