L’omicidio Moretti e la faida tra “batterie”: parla il poliziotto che la mafia foggiana voleva uccidere

Lo scorso 26 gennaio si sono tenuti i funerali di Alessandro Moretti, nipote di uno dei boss più importanti della mafia foggiana ora in carcere al 41bis. Alessandro Moretti aveva 34 anni e la sera del 15 gennaio venne ucciso con quattro colpi di postola in un agguato che sembrerebbe di stampo mafioso. La mafia foggiana sta infatti vivendo un periodo di "ristrutturazione", di vendette e di faide tra le varie famiglie (o meglio batterie) dell'organizzazione criminale. Alessandro Moretti aveva diversi precedenti: tra questi anche quello di aver pianificato il tentato omicidio dell'ispettore capo della Squadra Mobile di Foggia Angelo Sanna nel 2016. Oggi è in pensione e a Fanpage.it ha raccontato quello che era successo dieci anni fa e in che contesto oggi è avvenuto l'omicidio di Moretti.
Quali sono le caratteristiche della mafia foggiana? E che ruolo ha la famiglia Moretti?
La mafia foggiana – definita oggi ‘quarta mafia' (nel tempo denominata semplicemente ‘società’) – è un’associazione di tipo federale, dove operano tre sotto-articolazioni, denominate “batterie”. Si tratta di una suddivisione interna che non inficia minimamente l’affermazione dell’esistenza di un’unica associazione, con un unico programma criminoso comprendente sia delitti di vario genere che il mutuo bisogno esteso anche e soprattutto in ambienti carcerari.
La matrice mafiosa – con elevata capacità di intimidazione, di assoggettamento e omertà dei sodalizi foggiani – nel corso delle indagini svolte e le conseguenti sentenze emesse dell'Autorità Giudiziaria ha sancito la presenza di tre "Batterie", ai cui vertici sono tuttora collocati personaggi di spicco della criminalità, alcuni dei quali detenuti da molti anni. L’organizzazione è unica e si suddivide in tre batterie: quella denominata Sinesi-Francavilla, a cui vertici ci sono Roberto Sinesi, Francesco Sinesi e i germani Emiliano e Antonello Francavilla, quest’ultimo genero di Roberto Sinesi. Poi c'è la batteria dei Moretti-Pellegrino-Lanza con al vertice Rocco Moretti, Antonio Vincenzo Pellegrino e Vito Lanza. Infine la batteria dei Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese con a capo Raffaele Tolonese.
L’attuale realtà della Società Foggiana o “Quarta Mafia” come associazione mafiosa con le sue tre batterie non disdegna dinamiche di conflittualità, tensioni e sospetti reciproci. Al centro c'è la gestione della cassa comune, degli stipendi agli associati e il mantenimento dei sodali detenuti e loro famiglie. Non solo: c'è anche il controllo esterno del territorio, mediante la pratica estorsiva e tramite la famigerata “lista delle estorsioni”.
Ogni batteria interagisce l'una con l'altra per rimpinguare la cassa comune della mafia foggiana: il denaro proviene dalle attività illecite, come droga ed estorsioni. I proventi raccolti, in base alle decisioni assunte dai vertici dell’organizzazione, confluiscono in un’unica "cassa comune": questa rappresenta il punto di incontro ed il collante che unisce le tre batterie criminali nella consorteria mafiosa della così detta "Società Foggiana".
Le "guerre" tra le batterie iniziano per questioni inerenti proprio i soldi legati a questo fondo comune. La cassa è unica, così come l'organizzazione. Tra queste batterie quella più “forte” è quella di Moretti-Pellegrino-Lanza: il capostipite è Rocco Moretti, ora detenuto. Il nipote Alessandro è morto nel recente agguato. Alessandro Moretti è il figlio del fratello di Moretti Rocco. Ma anche la batteria Francavilla-Sinesi non è da meno.
Quali sono gli affari principali di queste batterie?
Soprattutto le estorsioni e il traffico di droga, poi ci sono anche le armi. È una mafia parassita perché si alimenta con i soldi delle estorsioni, che è la prima fonte di sostentamento dell’organizzazione.
Le faide tra batterie quando si sviluppano?
Si sviluppano quando i proventi delle estorsioni, confluiti ribadisco nella “cassa comune”, non vengono distribuiti in modo ‘corretto' ai vari componenti. Nel corso delle indagini svolte dalla Squadra Mobile di Foggia, con il mio gruppo lavorativo siamo riusciti a trovare le famigerate “liste delle estorsioni e degli stipendi agli associati”.
Nell’analizzare le “liste” abbiamo potuto accertare che nel caso della lista delle estorsioni vi erano i nomi di svariati imprenditori locali con pagamenti del pizzo mensile o trimestrale e in alcuni casi anche in occasione di festività come Natale.
Mentre nella la lista degli stipendi destinati agli affiliati c'erano componenti di tutte e tre le batterie, vertici e sodali. In base all'importo indicato di fianco al nome dell’affiliato, siamo riusciti a capire anche l’importanza che alcuni sodali avevano all’interno dell’organizzazione. Mi spiego meglio, in base alla cifra dello stipendio indicata capivamo il ruolo che aveva ogni singolo membro: chi faceva parte del gruppo di fuoco e veniva incaricato di ammazzare, prendeva di più rispetto a chi era incaricato a chiedere le estorsioni agli imprenditori.
Alessandro Moretti secondo lei è morto in un agguato per una disputa tra batterie?
Secondo il mio punto di vista sì, ma è solo un mio parere personale, ci sono sicuramente delle indagini in corso che sveleranno il movente e l’autore. Per me si tratta di un omicidio di mafia.
Bisogna tenere in considerazione che Alessandro Moretti, così come Francesco Abbruzzese, faceva parte del gruppo di fuoco della sua batteria. In passato ci sono stati collaboratori di giustizia che hanno indicato tutti e due come componenti di un gruppo di persone (appartenenti alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza) che in più occasioni organizzava, pianificava e effettuava sopralluoghi e pedinamenti nei confronti di componenti di batterie contrapposte. Intanto gli atti Giudiziari sono diventati pubblici, così come alcune dichiarazioni di collaboratori sono diventate dominio pubblico. Alla luce degli eventi non è da escludere che alcuni di questi atti possano essere stati conosciuti dai rivali e che qualcuno si sia vendicato.
In questo caso il mio punto di vista è che si tratta di una vendetta. Tuttavia, che io ricordi è la prima volta che viene ammazzato un Moretti. Colpire un Moretti è sicuramente pericoloso e ritengo che ci saranno conseguenze sul territorio foggiano. Hanno ucciso uno che poteva prendere le redini delle attività illecite della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.
Si dice che la criminalità organizzata di Foggia stia vivendo un momento di grande disgregazione e di difficoltà economica: cosa sta succedendo?
Le batterie foggiane sono state colpite da importanti operazioni antimafia. Tra le ultime operazioni c'è ‘DecimAzione' e ‘DecimAzione bis' in cui sono stati arrestati i vertici dell'organizzazione. Anche in questo periodo si stanno celebrando precedenti processi di mafia i cui vertici, destinatari di ordinanze cautelari, stanno ricevendo esemplari condanne da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Nelle ultime due operazioni antimafia, ‘DecimAzione' e ‘DecimAzione bis', sono state svelate una specie di “frattura” all'interno di una delle tre batterie con intenzioni bellicose da parte di questo gruppo emergente. Ritengo che tali soggetti stiano cercando di far pesare la loro “presenza sul territorio” affinché venga riconosciuta dai vertici la volontà di crescita, in considerazione anche dell’egemonia vigente da parte dei rappresentanti della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.
E in tale contesto anche i componenti di tale emergente gruppo erano preoccupati per eventuali agguati in cui potevano incorrere. L'omicidio di Alessandro Moretti potrebbe rientrare in una dinamica simile. Bisogna tenere in considerazione che la pubblicazione degli atti giudiziari ha svelato gli autori di omicidi e tentati omicidi. Ecco quindi le vendette.
Alessandro Moretti aveva nel 2016 pianificato di uccidere lei. Cosa era successo?
Nel 2016 stavamo lavorando su alcune estorsioni a danno di imprenditori e venti delitti gravi. Lavoravamo assiduamente in una indagine della DDA di Bari sfociata successivamente nell’operazione "DecimAzione": nell'ambito di quelle indagini ci sono stati una serie di tentati omicidi e omicidi a seguito anche di alcuni nostri arresti. Uno di quei tentati omicidi è stato quello di Mario Piscopia, genero del boss Rocco Moretti e sodale della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza.
Alcuni collaboratori hanno riferito che il tentato omicidio di Piscopia era stato scaturito a seguito del tentato omicidio proprio del boss Vito Lanza ad opera di componenti della batteria Sinesi-Francavilla. In particolare, secondo quanto riferito dai collaboratori, Piscopia – sebbene appartenente alla batteria Moretti – aveva contatti con esponenti di altre batterie come quella dei Sinesi-Francavilla. Quindi aveva presumibilmente tradito il boss Lanza andando a raccontare ciò che non doveva.
Nell'ambito di queste attività di indagini con la mia squadra riuscimmo a installare una microspia ambientale all'interno dell'auto di Alessandro Moretti. Su tale auto viaggiavano quotidianamente Alessandro Moretti e Francesco Abbruzzese. Durante tale attività investigativa registrammo una conversazione tra Moretti e Abbruzzese in cui dicevano che mi volevano prima incendiare la macchina e poi ammazzare. Con la stessa ambientale avevamo registrato anche la prova delle armi che dovevano utilizzare per il mio omicidio. Successivamente andammo sul luogo in cui provarono la pistola e recuperammo tutti i bossoli: avevamo così capito il tipo di pistola utilizzata.
Come siete riusciti a fermare questo attentato nei suoi confronti?
Ci siamo riusciti perché con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari abbiamo eseguito un fermo per indiziato di delitto che denominammo operazione “Ripristino”. Era due anni prima dell'operazione "DecimAzione" che è stata eseguita il 30 novembre del 2018. Alessandro Moretti fu poi condannato per questo reato a tre anni e due mesi. In quel periodo stavano pianificando anche l'omicidio di Rocco Dedda, l'ex pizzaiolo di 46 anni ritenuto vicino al gruppo Sinesi-Francavilla: il delitto è stato commesso da due killer in sella a uno scooter. Accertammo che anche questo evento delittuoso era stato pianificato da Alessandro Moretti.
Successivamente, in occasione dell’esecuzione dell’operazione “Game Over” della DDA di Bari, eseguita dai Carabinieri di Foggia nel luglio del 2023, apprendevo di un ulteriore esplicita volontà dei precitati mafiosi, unitamente ad uno dei figli del boss Lanza, di indurre un soggetto ad attirarmi in un tranello per uccidermi. A fronte del rifiuto da parte del soggetto di rendersi complice del mio omicidio gli avevano chiesto di rovinare la mia reputazione.