L’Istituto superiore di Sanità ha risposto sul suo sito a una serie di domande per spiegare come e perché funziona il sistema di valutazione del rischio messo a punto insieme al ministero della Salute. L'Iss spiega quali sono i dati utilizzati per calcolare il rischio, ovvero i famosi 21 indicatori Covid che "decidono" il colore (rosso, arancione o giallo) delle Regioni, dal rischio più basso al più alto, spiega perché si usano questi indicatori, come vengono raccolti ed elaborati i dati, come vengono continuamente aggiornati e come si deve calcolare e leggere l’R0 e l’Rt. Per l’elaborazione sono stati scelti 21 indicatori, di cui 16 sono obbligatori e 5 opzionali e sono quelli che permettono di valutare tre aspetti di interesse per la valutazione del rischio: probabilità di diffusione dell'epidemia, impatto sui sistemi sanitari e resilienza territoriale. Si usano tutti questi indicatori perché, soprattutto nelle emergenze, è più alto il rischio che i dati risentano del sovraccarico dei sistemi sanitari e abbiano quindi una completezza e tempestività non ottimale. In epidemiologia, ricorda l’istituto superiore si Sanità, si considera maggiore la solidità di un’analisi quando più fonti di informazione confermano una stessa tendenza.

I dati del monitoraggio sono sempre aggiornati

Come vengono raccolti ed elaborati i dati? I dati, ricorda l'Iss, vengono inviati dagli enti territoriali alle Regioni, che a loro volta li trasmettono al Ministero della Salute e all'Iss. Sulla base di questi vengono applicati degli algoritmi che, combinati, permettono di valutare ogni settimana il rischio per ogni Regione. Quanto “vecchi” sono i dati su cui vengono fatte le stime? Iss spiega che non sono vecchi, in quanto si realizzato ogni settimana analisi sui dati consolidati della settimana precedente tranne per alcuni dati, ad esempio i tassi di occupazione dei posti letto, per cui è disponibile un numero affidabile più aggiornato. Considerando i tempi di incubazione del Covid, questa frequenza di aggiornamento è sufficiente a valutare l’andamento dell’epidemia. Inoltre l’uso di indicatori come Rt, le proiezioni a 30 giorni dei tassi di ospedalizzazione e la valorizzazione dei dati su nuovi focolai che colpiscono popolazioni fragili (che probabilmente dopo qualche settimana avranno bisogno di assistenza ospedaliera) permettono con gli stessi dati di “guardare avanti”. Riguardo il rapporto tra positivi e testati e le differenti scelte delle Regioni (c'è chi inserisce solo i positivi per tampone molecolare e chi anche quelli ottenuti con altri metodi di analisi) l’Istituto superiore di sanità spiega anche che al momento la definizione internazionale di caso prevede che si possa confermare una infezione da virus SARS-CoV-2 solo con test molecolari.

Rt affidabile anche se non tiene conto degli asintomatici

Cosa sono e come si calcolano R0 e Rt? Il numero di riproduzione di una malattia infettiva (R0) è il numero medio di infezioni trasmesse da ogni individuo infetto a inizio epidemia, in una fase in cui non sono effettuati specifici interventi per il controllo del fenomeno. R0 rappresenta quindi il potenziale di trasmissione di una malattia infettiva non controllata. Tale valore è funzione della probabilità che una persona infetta trasmetta il virus con un contatto, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell'infettività. La definizione del numero di riproduzione netto (Rt) è equivalente a quella di R0, con la differenza che Rt viene calcolato nel corso del tempo ed è un valore che permette di monitorare l’efficacia degli interventi nel corso di un’epidemia. L’Iss ha anche spiegato che calcolare l’Rt sui soli casi sintomatici o ospedalizzati lo rende affidabile anche quando i sistemi di contact tracing sono in difficoltà: basarlo sugli asintomatici farebbe dipendere la sua stima da quanti screening o contact tracing è capace di effettuare ogni singolo territorio. Dall’inizio dell’epidemia il sistema ha indicato correttamente dove e quando aumentava la trasmissione e quindi il numero di nuove infezioni e la pressione sul sistema sanitario.

Perché non si sa quante persone entrano o escono ogni giorno dall'ospedale

Infine, nel documento pubblicato sul sito dell’Iss, si risponde anche alla domanda relativa al perché si rende pubblico il dato di occupazione delle terapie intensive e delle aree mediche ma non quante persone entrano e escono ogni giorno: per l'Iss il tasso di occupazione sui posti letto già attivati rappresenta un indicatore utile per identificare quando la disponibilità di posti letto non occupati da pazienti Covid rischia di non essere più sufficiente a garantire l’assistenza alla popolazione per questa ed altre patologie.