Gianluca Calì

Quando la mafia bruciò tutte le automobili esposte nel suo autosalone, l'imprenditore Gianluca Calì non esitò a denunciare e rispedire al mittente le richieste di pizzo di Cosa nostra.

Da quel giorno la sua vita è cambiata: costretto a trasferire la famiglia a Milano e contemporaneamente portare avanti l'azienda in Sicilia. Nel 2011 Calì decise pure di acquistare all'asta la villa sul mare confiscata al boss palermitano Michele Greco e per questo la mafia lo ha condannato a morte. Qualche tempo dopo, un pentito raccontò infatti che avrebbe dovuto sparare all'imprenditore coraggio, reo di non aver piagato la testa a Cosa nostra. La pistola e il killer che avrebbe dovuto premere il grilletto erano pronti. L'omicidio fallì solamente grazie ad un blitz antimafia dei carabinieri che arrestarono i mandanti di quel piano criminale.

Oggi la villa sul lungomare di Casteldaccia, in cui le cosche si riunivano per decidere gli omicidi eccellenti di mafia, è diventata una casa vacanze che ospita turisti da tutto il mondo.

Sulle porte d'ingresso degli appartamenti ci sono le foto di Falcone e Borsellino, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre e Peppino Impastato. Uomini uccisi dalla mafia che oggi rivivono grazie al coraggio di chi, come l'imprenditore Calì, ha il coraggio di denunciare. Per questo, nel nuovo autosalone di Altavilla Milicia, Calì ha esposto solamente l'ultima delle auto bruciate dalla mafia. Un messaggio per gli imprenditori che non hanno ancora trovato il coraggio di denunciare l'oppressione della mafia.

"Possono continuare a bruciarmi tutte le auto che vogliono, ma sicuramente non bruceranno mai la mia dignità" dice Gianluca Calì, che ancora oggi fa la spola tra Milano e Palermo.