Lesioni permanenti dopo un intervento dal dentista, va a processo ma la prima udienza è a ottobre 2027

Almeno sei anni per avere giustizia. O, meglio, per sapere almeno se si ha diritto ad averla. La lentezza della giustizia in Italia, infatti, non danneggia solo il cittadino che cita in giudizio l'altro, ma anche quello che in gergo giuridico si chiama "convenuto". Se qualcuno mi fa causa ho diritto di sapere, in tempi ragionevoli, se devo pagare e quanto? E la presunta (finché non c'è sentenza) vittima può mai aspettare sei anni solo per veder iniziare il processo civile? Nonostante intanto abbia sostenuto, di tasca proprio, spese mediche per curarsi e per dimostrare il danno subito.
È il caso di A.M, una donna di Cagliari che oggi ha 51 anni e che nel 2021 si è sottoposta a un intervento odontoiatrico. Da subito insorgono dolore intenso e disturbi neurologici, tanto che la paziente è costretta a ulteriori visite specialistiche e a diversi accessi al Pronto Soccorso. Secondo i medici che la visitano, il problema è conseguenza di quell'operazione fatta in uno studio dentistico. A quel punto parte l'iter giudiziario.
L' 11 dicembre del 2023 l'avvocato Angelo Forestieri, del foro di Milano, che assiste la donna, promuove un accertamento tecnico preventivo con finalità conciliative: si tratta di un tentativo, obbligatorio per legge in questi casi in cui la verifica del fatto è molto tecnica, di evitare la causa e ridurre – in teoria – i tempi della giustizia. Quasi un anno dopo, il 5 dicembre 2024 si svolgono le operazioni peritali collegiali che accertano l'errore professionale, il nesso causale con la lesione del nervo e il danno biologico permanente e temporaneo. Non si tratta di una perizia di parte, è bene chiarirlo, bensì di una consulenza tecnica d’ufficio eseguita da un professionista nominato dal tribunale.
Nonostante questo, però, la parti non trovano un accordo di risarcimento, come può essere legittimo che sia. Ed è proprio per questo che deve intervenire un giudice. Il 4 luglio del 2025 l'avvocato Forestieri prosegue il giudizio per ottenere, dal canto suo e forte della perizia, una sentenza di condanna e viene quindi iscritto a ruolo il giudizio di merito, con rito semplificato ex art. 281-decies c.p.c., come introdotto dalla riforma Cartabia proprio per accelerare i tempi. Si tratta di un'ulteriore escamotage per accelerare i tempi della giustizia che la politica ha introdotto quando "i fatti di causa non sono controversi oppure quando la domanda è fondata su prova documentale" (in questo caso la perizia del professionista superpartes).
La cittadina ha quindi intrapreso ben due strade che la legge gli impone per abbreviare i tempi e non sovraffollare i tribunali e la prima udienza viene fissata al 28 gennaio del 2026, circa sei mesi dopo l'iscrizione a ruolo della causa. Tutto sommato bene, è triste dirlo ma questi sono i tempi della giustizia in Italia, soprattutto quella civile. Nel frattempo, ovviamente, la donna continua ad avere il danno neurologico e a sostenere autonomamente le spese sanitarie e giudiziarie.
A dicembre del 2025, quando ormai mancavano pochi giorni alla tanto agognata prima udienza, cambia il giudice e il tribunale è costretto a rifissare l'udienza: il nuovo togato deve avere il tempo e la possibilità di leggere almeno le carte e gli arretrati sono tanti, troppi. Altri sei mesi? No, quasi due anni. L'udienza, che sarà la prima del processo civile, è stata fissata a dicembre del 2025 per il 27 ottobre del 2027. L'avvocato Forestieri pensa a un errore e scrive alla cancelleria, che però conferma la data. In tutto questo tempo, ovviamente, il convenuto non è tenuto a pagare ancora nulla, se non le proprie spese legali, creando un evidente disparità fra le parti.
Il paradosso è evidente: "Si impone alle parti un percorso preliminare complesso e costoso (come il 696-bis c.p.c. in ambito di responsabilità medica per ottenere una perizia), si accerta il danno, si utilizza il rito "veloce" introdotto dalla riforma, e poi si rinvia tutto di due anni", commenta il legale, che aggiunge: "Quello che lascia sconcertati non è solo il singolo rinvio, ma il messaggio che ne deriva: anche quando una causa è già stata istruita, anche quando una consulenza tecnica ha accertato le responsabilità, e il paziente danneggiato ha speso soldi e tempo per accertare i danni, anche quando si utilizza un rito semplificato introdotto dallo stesso legislatore per velocizzare i processi, la risposta della giustizia civile è lunga, distante e incapace di dare un’effettiva tutela dei diritti dei cittadini".
"Ricordo – conclude l'avvocato Angelo Forestieri – che, specie nella materia di cui mi occupo, ovvero la responsabilità medica, parliamo di persone che convivono da tempo con un danno alla salute e che come in questo caso, oltre che essere accertato una perizia dello stesso tribunale devono attendere oltre due anni solo per una prima udienza".