La pandemia di Covid-19 ha ripreso a correre in tutta Italia. Negli ultimi sette giorni i dati hanno confermato la tendenza alla risalita della curva epidemiologica, cosa che non succedeva da ben sei settimane: basti pensare che dal 6 al 12 gennaio, i nuovi casi di infezione a livello nazionale sono stati in totale 121.263, in aumento rispetto ai 114.144 dei sette giorni precedenti. Tra le Regioni che hanno fatto registrare l'aumento più significativo c'è la Sicilia, dove negli ultimi sette giorni i nuovi contagi sono stati superiori del 46% a quelli della settimana precedente. "La Sicilia non è diversa dalle altri Regioni, presenta incrementi che sono stati osservati anche altrove e che sono legati al periodo immediatamente successivo alle feste di Natale", ha spiegato a Fanpage.it Stefania Salmaso, epidemiologa delle malattie infettive che ha diretto a lungo il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha fatto il punto della situazione Coronavirus nella Regione e in Italia, facendo anche qualche previsione a breve termine.

Dott.ssa Salmaso, come spiega la situazione in cui si trova la Sicilia?

Non vedo grosse differenze rispetto al resto d'Italia e comunque tutto è legato alla mobilità del periodo natalizio. Se guardiamo alla distribuzione dei casi su tutto il territorio regionale, tra le province più colpite c'è quella di Messina che combacia con il fatto che anche la dirimpettaia Calabria ha registrato lo stesso incremento. La causa è da ricercare nelle feste, a quei momenti in cui si è abbassata la guardia nei confronti delle contromisure da adottare. È vero che è aumentata parecchio, ma come valore totale la Sicilia ha sempre fatto registrare un valore inferiore rispetto a tante regioni del Nord anche in proporzione alla popolazione. Si era avuta una incidenza molto elevata tra la popolazione anziana, gli ultra 84nni, perché quello ha dato notevole contributo all'aumento dei tassi dovuto soprattutto a focolai in Rsa o in situazioni in cui le persone in età avanzata sono state esposte al contagio. Nelle settimane prima di Natale quando la Sicilia era diventata zona arancione si era avuto un decremento in tutte le fasce d'età, adesso però in quella tra i 19 e i 50 anni c'è tendenza di nuovo all'incremento, che in Sicilia è marcata ma probabilmente legata al rientro per le vacanze nonostante la zona rossa, nei periodi in cui ci si poteva spostare.

Cosa dovremo aspettarci nei prossimi giorni?

Il guadagno che avevamo prima delle festività natalizie era molto fragile e legato solo al distanziamento. Purtroppo dopo il periodo di Natale, in cui inevitabilmente le persone si sono incontrate senza essere attente, si è osservato un incremento in moltissime regioni. Non solo in Sicilia ma anche in Basilicata o nella Provincia autonoma di Bolzano, dove ci sono pochi nuovi positivi ma un aumento significativo in proporzione alla popolazione. Sono fluttuazioni che devono invitare le persone a mantenere le contromisure che tutti conosciamo. È chiaro che siamo stanchi ma ora come ora questo è l'unico strumento che abbiamo, quello di restare distanti e cercare di evitare i contatti diretti ancora in questa fase. Certamente con l'avvento delle vaccinazioni, quando arriveranno a coprire una sufficiente parte di popolazione, vedremo una diminuzione del numero dei contagi nella speranza che nel frattempo possano arrivare anche strumenti terapeutici in grado di non farci temere il Covid-19 come una malattia mortale. Purtroppo dovremo vivere a lungo con questa situazione.

Può darci qualche previsione?

È difficile fare previsioni a lungo termine. Sicuramente per tutto il 2021 dovremo essere molto cauti, poi che la malattia continuerà a circolare nei prossimi anni, fino al 2023 e oltre, lo possiamo sottoscrivere, l'importante è che non sia questo flagello che comporta ricoveri e decessi. Quindi, non solo prevenzione primaria con la vaccinazione ma anche capacità di cura che spero venga migliorata da nuove risorse.

È d'accordo con il sistema a colori per limitare la circolazione del contagio?

L'ideale sarebbe adottare contromisure tarate sui reali rischi delle singole realtà locali. Io sono in linea di principio d'accordo con il sistema a colori che abbiamo sin qui seguito, con maggiori restrizioni nelle zone in cui ci sono maggiori pericoli. Questo però non vuol dire che la colorazione della Regione può essere l'unico strumento in grado di proteggerci perché poi la scelta è individuale. Purtroppo ancora oggi non disponiamo in Italia di una mappa dei rischi chiara. Certamente, le zone rosse hanno dimostrato di essere efficaci perché è lì che l'incidenza si è abbassata, molto di più rispetto a quelle arancioni e gialle. Quindi, è evidente che le misure restrittive funzionano quando sono veramente restrittive, mentre le zone gialle sono state percepite come un basso rischio ma non è così.