In poche ore è arrivata la svolta nelle indagini sul drammatico caso dell'anziano salentino cosparso di alcol e bruciato vivo nella serata di mercoledì nella sua abitazione di Collepasso, in provincia di Lecce. Dopo gli accertamenti investigativi, infatti, i carabinieri sono riusciti a risalire al responsabile e al movente del delitto aprendo uno scenario ancora più drammatico vista la persona coinvolta. A dare fuoco all'89enne insegnante in pensione Antonio Leo è stato il figlio. Dopo un lungo interrogatorio nella locale caserma dei carabinieri, infatti, l'uomo in nottata ha confessato il brutale delitto del genitore. L'uomo ha motivato l'efferato gesto con una lunga serie di diverbi familiari tra lui e il padre. Secondo il suo racconto agli inquirenti, ieri sera, al culmine dell'ennesima lite, in uno scatto di ira, avrebbe preso del liquido infiammabile presente in casa e lo avrebbe gettato addosso al padre dandogli poi fuoco.

Vista la dinamica di fatti, l'uomo in effetti era stato subito messo nel mirino dai carabinieri ma in un primo momento aveva negato ogni addebito. Del resto era stato lui a chiamare il numero di emergenza dicendo di aver trovato il cadavere del padre in casa, ucciso e bruciato. Portato in caserma e interrogato, però, l'uomo, di fronte alle domande sempre più pressanti degli inquirenti, è crollato e, davanti al magistrato inquirente Luigi Mastroniani e alla presenza del proprio legale difensore, ha ammesso di aver ucciso lui il padre. L'uomo avrebbe atteso fino alla orribile morte del genitore, avvenuta davanti ai suoi occhi, prima di chiamare i soccorsi. "Stavamo litigando come spesso accadeva. Mi ha cacciato via, mi ha detto di andarmene da casa come era solito dirmi da tempo. Eravamo in cucina dove lui si stava preparando il pranzo. Avevo in mano una bottiglietta di alcol con la quale mi stavo disinfettando una ferita e quando mi ha detto così gli ho spruzzato l'alcol addosso" ha ricostruito il 48enne.

Infine nel tentativo di salvarsi, l'89enne sarebbe corso in bagno per raggiungere la doccia ma senza riuscirci. Lì le forze dell'ordine hanno ritrovato il cadavere dell'uomo. Dopo il delitto però, il figlio ha atteso molto tempo prima di chiamare i soccorsi. Per sua stessa ammissione ha ripulito tutto in cucina dove era avvenuta l'aggressione e infine si è messo a cucinare la pasta. "Ho prima lavato tutto il pavimento, poi ho cucinato della pasta con del ragù, non perché avessi fame ma per smorzare la tensione che avevo addosso" ha confessato l'uomo, titolare di un'agenzia immobiliare della zona.

L'uomo ha detto anche che dopo la morte del genitore ha staccato il telefono e i quadri elettrici dell'appartamento per evitare che potesse citofonare qualcuno e ha aperto un po' le tapparelle "per far andare via il fumo e l'odore acre". Ha poi aggiunto di aver distrutto nel camino la bottiglia di alcol spruzzata contro l’anziano: “Non potevo vederla perché mi ricordava la morte di papà”, ha detto. Ha ripetuto che non voleva uccidere il genitore, definito un uomo dal carattere scontroso, dai modi rudi, solitario e chiuso, che era solito inveire e gridare. Si sarebbe trattato a suo dire di un raptus, un gesto di stizza indotto dalle parole pronunciate dal genitore che a suo dire non lo avrebbe mai accettato preferendogli la sorella che lavora a Roma. Secondo l’uomo, la vittima non gli aveva mai perdonato di aver interrotto gli studi di ingegneria per un lavoro, l'intermediazione immobiliare online, giudicato poco onorabile.