Le ossa ritrovate nei sotterranei di via Po, a Roma, risalgono a un'epoca compresa tra il 90 e il 230 dopo Cristo. Non c'erano ormai molti dubbi sul fatto che i resti umani ritrovati lo scorso ottobre nella capitale, nella sede della Nunziatura apostolica vaticana, non appartenessero a una persona deceduta in epoca recente ma ora gli esiti degli esami scientifici lo confermano: sono ossa di epoca imperiale.

Finisce così il giallo che ha riportato alla ribalta per l'ennesima volta il mistero di Emanuela Orlandi e ancora una volta su basi investigative farraginose e inconsistenti. Nessuna delle autorità competenti nelle indagini, infatti, aveva associato quel ritrovamento al caso della quindicenne scomparsa nell'83, eppure il collegamento con Emanuela, istintivo nell'opinione pubblica, è stato rilanciato dai media creando grandi attese anche nella famiglia della allora quindicenne. "Perché è avvenuto il collegamento con mia sorella Emanuela?", si chiedeva già ai primi di novembre, Pietro Orlandi e con lui anche i familiari di Mirella Gregori, la coetanea di Emanuela scomparsa da Roma 40 giorni prima e mai più ritrovata. In questi anni si è fatta portavoce della famiglia Antonietta, la sorella maggiore di Mirella, anche lei è stata chiamata a commentare il ritrovamento.

"La nunziatura si trova a pochi passi dal cinema dove eravamo solite andare" disse all'epoca del ritrovamento, probabilmente sperando che la fine di questo incubo si stesse finalmente palesando, ma così non è stato. I due casi, da tempo archiviati, tornano così nel dimenticatoio e forse questa volta definitivamente, a meno che non emergano elementi sostanziali di novità. Unico aggiornamento del caso Orlandi è ora la denuncia presentata dal fratello Pietro in Vaticano, dopo 36 anni dai fatti.