L’attesa infinita di un malato di tumore in ospedale: 8 ore su una sedia prima che arrivi una barella

Franco ha 60 anni, vive a Senigallia, e convive con un tumore al colon già operato e poi tornato a manifestarsi. Lunedì mattina è entrato nel pronto soccorso dell’ospedale cittadino, nelle Marche, intorno alle 8.20, accompagnato dalla moglie Cecilia, dopo una notte difficile e dolori sempre più forti. L'ambulanza non è arrivata: è stata la donna a caricarlo in auto e a portarlo direttamente in ospedale, sperando in un intervento rapido.
All’accettazione gli è stato assegnato un codice arancione. La documentazione clinica è chiara, il dolore è evidente, ma Franco resta seduto su una sedia per ore. Secondo il racconto della moglie, le prime attenzioni sono arrivate solo dopo circa tre ore, intorno alle 11.30, quando gli è stato applicato un catetere. L’ecografia verrà eseguita più tardi, verso le 13.30.
Nel frattempo, però, la situazione peggiora: stare seduto diventa insopportabile, il dolore aumenta, ogni minuto passa con fatica.
Cecilia inizia a chiedere una barella. La risposta è sempre la stessa: non ce ne sono di disponibili. Al marito viene somministrata una flebo di morfina, ma il sollievo è limitato e sei ore su una sedia diventano un supplizio. A quel punto, racconta la donna, non resta altra scelta: recupera una coperta, la stende sul pavimento e aiuta Franco a sdraiarsi a terra, con la flebo ancora attaccata. La barella arriverà solo alle 16, circa otto ore dopo l’ingresso in pronto soccorso.
"Franco soffre di un grave tumore e io non sono arrabbiata solo per lui", ha spiegato Cecilia all'Ansa. "Ma anche per tutte le persone che stavano aspettando lì, alcune dal giorno prima. C’è poco personale e chi lavora lo fa correndo. I dirigenti dovrebbero fare qualcosa per evitare tutto questo".
Franco resterà in ospedale fino alle 19, quando verrà dimesso: quasi undici ore complessive trascorse in pronto soccorso. La vicenda è stata resa pubblica da Paolo Battisti, ex consigliere comunale di Senigallia dal 2010 al 2015 e oggi capolista del Movimento 5 Stelle in vista delle prossime elezioni comunali. "È stata la moglie di Franco a chiedermi di raccontare questa storia", ha spiegato. "Dopo otto ore nel corridoio davanti alla stanza delle ecografie, un’infermiera, con grande gentilezza, è riuscita a trovare una barella. Ma il calvario non è finito lì, perché le dimissioni sono arrivate solo alle 19".
Battisti tiene a distinguere le responsabilità: "Il personale dell’ospedale di Senigallia fa un grande lavoro, ma è sotto organico. Mancano le Tac necessarie e non è stato ancora indetto il concorso per il primario del pronto soccorso. Quella di Franco non è un’eccezione: può capitare a chiunque". Da qui l’appello a una reazione collettiva: "Serve una mobilitazione civica continua e trasversale, un Comitato di Salute Pubblica che metta insieme operatori sanitari, associazioni e cittadini, senza bandiere politiche, per difendere concretamente il diritto alla salute".