Un nuovo sbarco nella notte a Lampedusa, il terzo nel giro di poche ore. Trentasette migranti – tra cui tre donne – sono approdati in nottata con un barcone a Cala Palme, dentro il porto dell'isola. Sono stati fermati dalla guardia di finanza e dai carabinieri e accompagnati all'interno del centro di accoglienza hotspot dell'isola dove si trovavano gli altri extracomunitari giunti in precedenza.

Oltre agli arrivi autonomi a Lampedusa centinaia di migranti sono in queste ore a bordo delle tre navi di organizzazioni non governative che pattugliano le zone Sar maltese: la Ocean Viking con 215 persone (presi a bordo in tre diversi salvataggi), 73 sulla Open Arms e 79 sulla nuova arrivata Aita Mari della omonima Ong spagnola. Dopo aver rifiutato di tornare a Tripoli, che come è noto si tratta di un porto non sicuro, le ONG hanno chiesto di poter approdare in Europa e attendono  risposta da Italia e Malta. La situazione rischia di protrarsi ancora a lungo, come sovente è accaduto in questi mesi, ma le navi stanno continuando a ricevere nuove segnalazioni e richieste di aiuto: l'ultima intorno a mezzanotte, un barcone con 79 persone con difficoltà di galleggiamento che ha chiamato il centralino Alarm Phone che ha a sua volta girato la richiesta alle autorità e a tutte le navi nella zona Sar maltese. Sulle tracce dei naufraghi di è portata la Aita Mari.

In questo quadro le agenzie delle Nazioni Unite hanno lanciato l'allarme sollecitando i governi europei a farsi carico del nuovo boom di partenze: "Questo apparente picco nelle partenze dalla Libia – dice l'Oim – arriva in un momento in cui Tripoli e le aree circostanti stanno assistendo ad alcuni dei bombardamenti più pesanti da quando il conflitto è scoppiato ad aprile".  Non a caso molti dei migranti soccorsi presentano vistose ferite d'arma da fuoco.

Gli arrivi però non si susseguono solo in Sicilia: sulle coste calabresi una nave della Guardia di Finanza di Crotone ha individuato e fermato un veliero con a bordo 31 migranti irregolari e due presunti scafisti russi. L'imbarcazione è stata condotta nel porto di Crotone e sottoposta a sequestro. A bordo del veliero uomini, donne e bambini di etnia curdo-irakena e curdo-iraniana erano stipati sottocoperta. Salpati da Bodrum, in Turchia, avrebbero navigato ininterrottamente per 6 giorni, tentando di raggiungere le coste italiane nella notte, con la speranza di confondersi con il traffico diportistico locale.

Alarm Phone: persi i contatti con barca con 45 a bordo

Alarm Phone fa sapere che in mattinata ha ricevuto una segnalazione di una barca in fuga dalla Libia con 45 persone a bordo, tra cui donne e bambini. Ma da Alarm Phone comunicano anche di aver perso i contatti con l'imbarcazione intorno alle 15: "Crediamo siano stati intercettati dalla cosiddetta guardia costiera libica e riportati nei campi di detenzione disumani in Libia", scrivono su Twitter. Aggiungendo: "Siamo ancora in contatto con i pescatori che hanno testimoniato del naufragio costato oltre 60 vite. Sono troppo spaventati per fornire altre prove: temono ritorsioni da parte delle milizie libiche. Questa è la realtà in Libia. Ci fidiamo e crediamo che il naufragio sia avvenuto".