Mentre i naufraghi soccorsi dall'Ong spagnola Open Arms continuano ad attendere di poter toccare terra da ormai 18 giorni nella notte a Lampedusa c'è stato un nuovo mini sbarco di migranti dopo quello di sabato sera: 16 tunisini sono arrivati a bordo di un barchino in legno. I migranti hanno eluso i controlli, arrivando fino all'isola delle Pelagie, a poca distanza dalla nave ‘Open Arms' con a bordo 107 migranti. L'imbarcazione su cui navigavano aveva seri problemi di galleggiamento; le persone a bordo sono state trasbordate su un pattugliatore delle Fiamme Gialle, quindi sono state fatte sbarcare e trasferite nel Centro di accoglienza di Contrada Imbriacola.

Nel frattempo dopo il rifiuto della nave Open Arms di mettersi in viaggio verso il porto di Algeciras, destinazione offerta dal governo spagnolo, Madrid ha proposto alla nave della Ong, che ha a bordo 107 migranti "il porto più vicino", ovvero Mahon, sull'isola di Minorca (Baleari). Mahon si trova a quasi mille chilometri da Lampedusa. Si attende la risposta del comandante della nave, Marc Reig. Open Arms ha comunicato in una nota di aver rifiutato Algeciras a causa della grave situazione a bordo, con i naufraghi ormai allo stremo che non riuscirebbero a sostenere un viaggio così lungo. "Dopo 26 giorni di missione, 17 in attesa con 134 persone a bordo, un ordine del tribunale a favore e 6 paesi disposti a ospitare, vuoi che navighiamo per 950 miglia, circa 5 giorni in più, verso Algeciras, il porto più lontano del Mediterraneo, con una situazione insostenibile a bordo?". Così Oscar Camps, fondatore della ong Proactiva Open Arms, su Twitter si rivolge indirettamente al premier spagnolo che ha offerto un porto sicuro vicino a Gibi