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Omicidio ex vigilessa Sofia Stefani

La vigilessa Sofia Stefani uccisa, Gualandi torna in carcere dai domiciliari: la conferma della Cassazione

Torna in carcere Giampiero Gualandi dopo la conferma della Cassazione. Il 63enne, accusato di aver ucciso l’ex collega Sofia Stefani, 33 anni, era ai domiciliari ma secondo il Tribunale del Riesame avrebbe dovuto tornare in cella. Ora la Cassazione ha confermato quanto deciso dal Riesame.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Torna in carcere Giampiero Gualandi, l'ex comandante della polizia locale di Anzola dell'Emilia accusato di aver ucciso nel suo ufficio la vigilessa Sofia Stefani, 33 anni. L'uomo è attualmente a processo in Corte d'Assise a Bologna per la morte della giovane con la quale aveva una relazione. L'omicidio è avvenuto il 16 maggio 2024 nella sede della polizia locale di Anzola, proprio nell'ufficio di Gualandi che in quel momento aveva con sé la pistola di ordinanza. Arma che, secondo l'accusa, non doveva essere carica e che il 63enne non poteva detenere nel suo ufficio.

Per l'ex comandante, che era ai domiciliari, la Cassazione ha confermato quanto stabilito dal Tribunale del Riesame al quale erano ricorsi i suoi legali. Il Riesame aveva infatti disposto per lui la custodia cautelare in cella. Ieri pomeriggio la Cassazione ha confermato la carcerazione e Gualandi è stato accompagnato presso la struttura della Dozza.

Gualandi sostiene ancora oggi che il colpo di pistola che uccise la collega nel 2024 fosse partito per errore durante una colluttazione avvenuta perché, sempre stando alle parole del 63enne, Stefani voleva che lui mettesse fine al suo matrimonio per stare con lei. Per l'accusa, invece, Gualandi avrebbe agito consapevolmente facendo in modo che il delitto passasse per un incidente. Il 63enne è infatti imputato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal legame affettivo con la vittima.

Stando a quanto emerso durante il processo, infatti, l'uomo era anche una sorta di mentore per la 33enne con la quale aveva siglato un "contratto di sottomissione sessuale" nel quale si dichiarava "padrone" e Stefani veniva invece definita "schiava". Il medico legale che ha svolto l'autopsia sul corpo della 33enne ha inoltre sottolineato che tra l'uomo e la giovane vigilessa non vi è stata alcuna colluttazione negli attimi prima del delitto poiché sull'arma non vi era il suo Dna e sulle mani della vittima vi erano escoriazioni limitate. L'assenza di ustioni, dunque, fa pensare che la giovane non abbia cercato di allontanare la pistola con le mani.

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