La tempesta Erminio colpisce il Centro-Sud con frane e allagamenti, Betti: “Non è maltempo, ma crisi climatica”

Allagamenti, esondazioni di fiumi, frane e smottamenti. Nelle scorse ore le regioni del Centro-Sud, in particolare Abruzzo, Molise e Puglia, sono state colpite dalla tempesta Erminio che ha portato precipitazioni intense, venti forti e nevicate a bassa quota, provocando disagi e danni alla popolazione e alle infrastrutture locali.
Fanpage.it ne ha parlato con Giulio Betti, climatologo e ricercatore del CNR. "Siamo di fronte al terzo evento alluvionale a scala estesa di questo 2026 che sta sconvolgendo il Centro-Sud, dove siamo passati da una siccità lunga due/tre anni a condizioni alluvionali in pochi mesi, dopo la tempesta Harry e l'alluvione nel Cosentino", ha spiegato l'esperto.
Come nascono questi eventi meteorologici?
Sono causati da vortici di bassa pressione che rimangono isolati e non riescono a evolvere verso Est perché bloccati dalle alte pressioni, che in questi giorni sono state molto forti sul Nord Europa e su parte dell'Europa centrale.
Questi vortici scaricano tutta la loro forza in termini di precipitazioni e venti in un territorio molto limitato. In 48 ore in alcune zone è caduta la pioggia solitamente attesa in tutto il periodo primaverile.
L'eccezionalità è legata sempre alle solite cose: alla temperatura del mare che è molto più elevata del normale, al fatto che nelle prime settimane di marzo i valori sono stati più alti rispetto al periodo. In più, l'Europa è circondata da anomalie positive, è chiaro che i fenomeni sono estremi.
E che cosa determina queste situazioni, non solo da un punto di vista meteorologico, ma anche del territorio?
In questo caso specifico ancora non sappiamo se le infrastrutture che sono crollate o se allagamenti e frane siano stati acuiti da una gestione non corretta del territorio. È possibile anche di no. Il problema è che se in 48 ore cade una mole d'acqua così, è chiaro che qualsiasi infrastruttura, anche la più resiliente, danni li riporta.
Non abbiamo elementi per puntare il dito su una cattiva gestione, non sarebbe corretto. Diciamo però che se si ha un territorio preparato agli eventi estremi legati al cambiamento climatico, gli effetti sono presenti, non si cancellano, ma sono attenuati.
Il problema è che per l'ennesima volta siamo qui a commentare un'alluvione, la terza in tre mesi, più tanti altri episodi minori di questo 2026, che sta costando all'Italia miliardi di euro, praticamente una manovra finanziaria.
Soldi che devono essere messi a bilancio per sistemare situazioni che oggi si ripetono con una frequenza impressionante. E questo è il cambiamento climatico. Bisogna parlare di ‘crisi climatica', non di maltempo.
Abbiamo avuto anche nevicate eccezionali che con l'oscillazione delle temperature diventano un problema.
Sulle Alpi abbiamo avuto un numero record di vittime nel 2025, un anno così non è mai stato registrato. E nei prossimi giorni il rischio valanghe sarà alto anche sull'Appennino centrale perché chiaramente in 48 ore è caduta la quantità di neve che cade in un mese, ma è neve instabile, primaverile.
Se dovessimo parlare di soluzioni, lei quali indicherebbe?
La prima cosa da fare è l'adattamento del territorio agli effetti degli eventi estremi. Rinaturalizzare in senso scientifico, con interventi di ripristino ambientale che vadano a rallentare l'impatto delle precipitazioni estreme. È la prima cosa da fare, senza dubbio.

E poi assolutamente mitigare, tagliare le emissioni. Sennò gli eventi estremi di questi anni saranno nulla rispetto a quelli dei prossimi 30. Se continuiamo così sarà ancora peggio. Purtroppo, si ripetono sempre le stesse cose, ma la cosa inquietante è che non se ne parla mai abbastanza.
Perché, secondo lei, c'è questa resistenza?
Perché ha delle conseguenze su un sistema economico e di potere che ha basato la propria fortuna sui combustibili fossili e su un certo tipo di gestione del territorio e delle risorse energetiche, che ormai ha fatto il suo tempo, ma non lo accetta e quindi tende a procrastinare l'inevitabile transizione energetica.
La cosa positiva è che la transizione è già in atto, non puoi fermarla, ma solo rallentarla.
Le persone invece questa cosa la sentono di più?
Ne sono assolutamente convinto, una buona parte della popolazione è consapevole della gravità del problema e chiede soluzioni. Ovviamente, si tratta di soluzioni che devono tenere conto delle esigenze delle imprese e dei cittadini. È chiaro che si deve trovare una sintesi.
Sono trenta, quarant'anni che la scienza propone soluzioni, ma se non la si ascolta… Cambiare può creare del fastidio, lo capisco, ma non è detto che il cambiamento sia sempre negativo.
