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La storia di Franco Cioni, graziato da Mattarella: uccise la moglie malata terminale “per non farla soffrire”

Franco Cioni nell’aprile 2021 soffocò la moglie Laura Amidei, malata terminale, con un cuscino “per non farla soffrire”. Condannato a 6 anni di reclusione, oggi, lunedì 22 dicembre, è stato graziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A cura di Eleonora Panseri
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A sinistra, Laura Amidei.
A sinistra, Laura Amidei.

Franco Cioni, pensionato 70enne, nell'aprile 2021 uccise la moglie Laura Amidei, malata terminale, soffocandola nel sonno nella loro abitazione di Vignola, nel Modenese, con un cuscino. "Per non farla più soffrire", spiegò all'epoca. Oggi, lunedì 22 dicembre, l'uomo è stato graziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Per quell'atto Cioni era stato infatti condannato a 6 anni, quattro mesi e 20 giorni di reclusione. L'uomo, 73enne all'epoca dell'omicidio, non sopportava più di vedere soffrire la moglie, di cinque anni più giovane e malata terminale.

Proprio per questo motivo, secondo quanto era stato ricostruito durante le indagini, quando mancavano pochi minuti alle 5 del mattino del 14 aprile 2021 aveva afferrato un cuscino e l'aveva soffocata mentre dormiva. Poi aveva telefonato ai Carabinieri costituendosi al loro arrivo.

Dopo l'auto-denuncia Cioni era stato arrestato e posto ai domiciliari. Nel corso delle udienze del processo aveva ammesso di avere ucciso la moglie per porre fine alle sue sofferenze:  "Non potevo più vederla cosi", aveva ammesso, sottolineando di aver dato atto ad una volontà della donna,che non voleva essere portata in una casa di riposo.

Cioni era stato condannato per l'omicidio volontario della consorte, alla quale era stato legato sentimentalmente per 50 anni. La coppia abitava a Vignola, comune circondato dalle colline, dal 2013, mentre in precedenza aveva sempre vissuto a Modena .

I coniugi non avevano figli ed era il marito ad occuparsi da solo della moglie malata la cui diagnosi, che non lasciava spazio a particolari speranze, risaliva al 2016.

Nel concedere la grazia che ha estinto la pena detentiva ancora da espiare – 5 anni e 6 mesi – il Capo dello Stato ha tenuto conto dei pareri favorevoli del Procuratore Generale e dal Magistrato di sorveglianza, delle condizioni di salute dell'uomo, dell'intervenuto perdono da parte della sorella della vittima e della condizione in cui è maturato l'episodio delittuoso.

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