La sorella di Gabriela Trandafir sul processo al carabiniere: “Montefusco si vantava dei pranzi con i militari”

Sarà il prossimo 3 febbraio la seconda udienza a carico dell'ex luogotenente di Castelfranco Emilia che non raccolse la denuncia presentata da Gabriela Trandafir, uccisa con la figlia Renata il 13 ottobre del 2022. A compiere il duplice femminicidio fu il marito di Trandafir, Salvatore Montefusco, condannato all'ergastolo in appello.
L'impulso per il processo è arrivato dalla Procura, che ha dato notizia del ritrovamento di un manoscritto, a firma proprio di Gabriela Trandafir, in cui la donna denunciava i maltrattamenti del marito e palesava i suoi sospetti su possibili conoscenze di Montefusco nelle forze dell'ordine.
Il racconto della donna non è mai stato raccolto, mentre la denuncia della figlia 22enne Renata è stata trasmessa in Procura solo 3 mesi dopo. Alla sbarra, come riferito dalla legale Iannuccelli a Fanpage.it, è finito un intero sistema che non ha tutelato, secondo l'accusa, le due donne poi uccise.
Sono diversi i testimoni chiesti dalla Procura e tra i nomi della lunga lista, che verrà calendarizzata il prossimo 3 febbraio, risulta anche quello di Elena Trandafir, sorella di Gabriela e zia di Renata.

"In questo momento provo tanta rabbia – ha ricordato Elena Trandafir in un'intervista a Fanpage.it – perché ho vissuto tutto quello che è toccato a Gabriela e a mia nipote da spettatrice. Non so cosa aspettarmi, so solo che loro non ci sono più e che ne sento la mancanza ogni giorno. Ho presenziato all'udienza, così come parteciperò alle prossime, solo per loro. Tutto quello che faccio è per restituire a mia sorella e a Renata la voce che non hanno più".
Il prossimo 3 febbraio si deciderà in aula anche sulla richiesta dei familiari delle due vittime di costituirsi parte civile nel processo all'ex luogotenente.
"Il mio ruolo da testimone? Lo accetto, non ho paura. – ha sottolineato Elena – Dirò le cose così come sono andate. Parlerò delle denunce mai prese, ma soprattutto degli interventi dei carabinieri a casa di mia sorella. Lei li chiamava, loro si presentavano ma poi non accadeva niente. Tutto tornava come prima. I sospetti di mia sorella erano leciti, anche perché Montefusco si vantava di continuo delle sue amicizie nelle forze dell'ordine. Diceva che carabinieri e poliziotti avevano pranzato spesso a casa sua, che non c'era al mondo qualcuno che potesse fargliela pagare. Renata e Gabriela registravano e filmavano tutto quello che accadeva, cercavano di raccogliere prove anche per dimostrare di non aver inventato neppure una parola di queste affermazioni. Purtroppo non è servito. È giusto che si indaghi su presunti rapporti di amicizia che potrebbero essere costati la vita a mia sorella e a mia nipote, ma più in generale è doveroso capire perché queste denunce non siano state raccolte e perché gli interventi dei carabinieri non abbiano portato a misure concrete".