La sindaca di Genova Silvia Salis a Fanpage.it: “Viviamo un dramma di sicurezza, il governo non ci aiuta”

"Noi viviamo un dramma di sicurezza e un dramma socio-sanitario". A parlare è la sindaca di Genova Silvia Salis dopo aver visto i video di Fanpage.it che documentano lo spaccio di droga nei vicoli del centro storico e l'arrivo della droga dall'America Latina nel porto della città ligure. La sindaca (della coalizione di centro-sinistra) racconta la sua città.
A Genova sindaca abbiamo visto girare un po' di droga…
Purtroppo questi sono temi che in una città con un porto così grande e in una regione di confine non stupiscono e ovviamente risalta molto bene nel vostro reportage. Siamo orgogliosi del lavoro delle forze dell'ordine e anche delle nostre dogane, che hanno dei laboratori all'avanguardia e fanno un lavoro preziosissimo.
Certo è che il totale disinvestimento a partire dalla finanziaria che sta facendo questo Paese sulla sicurezza e sulle forze dell'ordine, produce dei terribili effetti.
Il comune cosa può fare?
Mettere a disposizione la Polizia Locale che fa un lavoro molto prezioso e che non più tardi di qualche settimana fa ha fatto un paio di operazioni veramente importanti su quello che riguarda lo spaccio del centro storico. Però dobbiamo fare i conti con la difficoltà di un Paese che non espelle: molto spesso chi vende la droga (sono spesso stranieri) viene fermato, viene portato in Questura e poi non viene espulso.
Quindi questa è un'ulteriore difficoltà che si aggiunge a quelle che già abbiamo. Infine c'è tutto un tema relativo alla sicurezza legato soprattutto all'immigrazione irregolare: su questa si nutrono tutte le organizzazioni di spaccio internazionale, vanno ad appesantire la situazione della città e vanno ad aggravare profondamente quella che è ormai l'emergenza della tossicodipendenza. Noi viviamo un dramma di sicurezza e un dramma socio-sanitario: lo spaccio produce chiaramente tossicodipendenti che hanno tutta una serie di tematiche che poi ricadono sulla politica amministrativa.
E non dimentichiamo una cosa: il disinvestimento totale mette la polizia locale, che fa un lavoro incredibile ma che avrebbero anche altre funzioni, in condizioni di lavorare male perché non hanno le risorse. Negli ultimi 13 anni in Italia sono scomparse 12.000 unità di Polizia Locale, mentre la Polizia di Stato vive un organico che è in carenza cronica con 11.000 unità sotto quella che è la dotazione di legge. Quindi è inutile che il governo si sgoli dicendo che hanno fatto 35.000 assunzioni, sono abbondantemente sotto il turnover.
Quindi il modo in cui sulla sicurezza vengono lasciati soli i Comuni è sconcertante. Ma se mi permette, bisogna chiedersi come i Comuni possono affrontare questa grande emergenza contando che lo spaccio internazionale impatta profondamente su una città fatta di vicoli e fatta di porto come Genova.
Che risposta si è data?
Io da tempo ho chiesto l'incontro col ministro Piantedosi. Ancora non l'ho incontrato. Si crea però in questo modo un crash comunicativo: l'80-90 per cento delle grandi città in Italia sono amministrate dal centrosinistra. La sicurezza è di competenza del governo. Ma se succede un fatto legato alla sicurezza in una grande città, il governo manda avanti la batteria di destra di tutti i deputati, di tutte le personalità, i comunicatori, i giornalisti che attaccano le amministrazioni di centro-sinistra dicendo che siamo noi che favoriamo questo tipo di fatti. Ricordandosi che sono da 3 anni al governo e i reati di strada sono aumentati.
Credo che ci voglia una presa di coscienza da parte dell'elettorato di destra: nelle pesanti campagne elettorali che hanno fatto per anni sulla sicurezza dicevano che quando sarebbero stati loro al governo le cose sarebbero cambiate drasticamente. Non solo non sono cambiate, ma sono peggiorate. E tutto cade sulla città.
Cosa si fa a Genova per i giovani o non giovani che sono dipendenti dalle sostanze stupefacenti?
Stiamo riorganizzando il sistema socio-sanitario con dei progetti di comunità che innanzitutto servono a intercettare i giovani e a dargli un'altra opportunità. In questo modo permettiamo ai giovani di essere inclusi in un gruppo e così facendo si tolgono dalla strada. Spesso questi ragazzi sono lì perché sentono di non avere un'alternativa. Poi, come detto prima, c'è tutto il problema legato all'immigrazione clandestina e i minori non accompagnati.
Come arrivano a Genova i minori non accompagnati?
Arrivano in tanti modi. Sono responsabilità diretta del sindaco e spesso sono dei ragazzini di 16-17 anni che non hanno voglia di stare in una comunità. Quindi è tutto veramente complesso. Noi aspettiamo ancora milioni, abbiamo dei buchi in bilancio che dobbiamo coprire. I soldi ci arrivano anni dopo a rate. Siamo in credito – così come tutti i comuni – con il governo.
A Genova le problematiche stanno nella zona centralissima della città, non quindi nelle periferie più abbandonate. Come la spieghiamo questa dinamica?
È una città che si è sviluppata intorno al suo porto. Il centro storico, storicamente, è uno dei più grandi e più antichi d'Europa: è nato vicino al porto perché è il cuore pulsante non solo dell'economia, ma anche degli scambi nazionali e internazionali della città. Quindi è una città che ha la sua parte più complessa in centro e anche questo è un grosso problema.
Sto studiando una serie di piani per un'urbanistica diversa per far sì che il centro storico sia abitato, sia vissuto, sia ripopolato da gioventù. Così migliora anche il tema sicurezza.
E comunque non c'è solo il centro storico, ci sono tante altre aree di Genova che sono in grande difficoltà. Sono aree periferiche, come Sanpierdarena e tutti i quartieri popolari. Abbiamo chiesto a Piantedosi di vederci, ma ancora nulla.
Nei vicoli di Genova (oltre alla droga) ci sono commercianti, abitanti e turisti, come il Comune garantisce loro sicurezza?
Con la polizia locale, con l'illuminazione e creare le condizioni perché il turismo si diffonda uniformemente. Le politiche di sicurezza dello Stato non permette che questo lavoro venga fatto in modo efficiente. Avevano promesso il contrario di quello che sta succedendo. L'operazione più disonesta politicamente è far credere che l'effetto negativo sia frutto delle politiche dei sindaci (spesso di sinistra) che ogni mattina si svegliano e hanno la responsabilità penale. Quello che possiamo fare noi è fare delle politiche di ampio respiro, sociali e per il futuro. Come ripopolare le zone più disagiate del centro storico con studentati e con famiglie giovani.