La Sicilia resta chiusa. Il presidente della Regione Nello Musumeci è stato chiarissimo: "Rimaniamo congelati negli accessi all'Isola. Non possiamo spalancare le porte della Sicilia a chi viene dal resto d'Italia, non è ancora il momento". Una sentenza che non prevede appello, almeno non per le prossime settimane. Quando forse "la maglia – dice Musumeci – si potrà allargare, sperando che il dato epidemiologico possa darci ragione". In altri termini: anche se il decreto del presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte sulla fase 2 rende possibili gli spostamenti interregionali per raggiungere la propria residenza, per i fuorisede siciliani non cambia niente. "Appena l'ho scoperto sono scoppiata a piangere", racconta a Fanpage.it Martina Patti, 21 anni, che da Trapani si è spostata a Ferrara per studiare Scienze infermieristiche.

"Sono una di quelle persone che non hanno preso un aereo o un treno in preda al panico quando si è capito che il Nord Italia sarebbe stato chiuso", continua. Lei era tornata a casa dai genitori per Natale e poi aveva preso un volo per rientrare a Ferrara e sostenere gli esami della sessione invernale. Era l'11 gennaio e in quei giorni aveva già prenotato il volo di andata e ritorno per la Sicilia a Pasqua. "Considerando quanto costano i biglietti, avevo voluto essere previdente", racconta. Alla fine di gennaio la sua università comunica una temporanea sospensione delle lezioni, che però viene prorogata finché lo stop alle attività frontali diventa nazionale.

"Nel frattempo sono rimasta da sola nella casa che condividevo con altri coinquilini: una persona è di Ravenna, un'altra viene dal Veneto. Sono tornati a casa, mentre io ho aspettato", prosegue Martina. Prenota un volo per i primi di marzo, che viene cancellato. Poi un altro, che viene cancellato altrettanto. A fine marzo riceve la notifica della cancellazione anche dell'aereo che avrebbe dovuto portarla in Sicilia a Pasqua. "Mi chiedono di riprogrammarlo, così lo sposto all'8 maggio. Cancellato anche quello.

In mezzo a tutti i tentativi della giovane di raggiungere la famiglia a Trapani, ci sono le decisioni della Regione Siciliana e del governo: il 12 aprile 2020 il ministero dei Trasporti e quello della Salute decidono di comune accordo di limitare l'accesso a Sicilia e Sardegna. Scelta accolta con soddisfazione dal governatore Musumeci. Il 29 aprile 2020 le misure speciali per le Isole vengono prorogate fino al 17 maggio 2020. Così per raggiungere la Sicilia restano solo quattro voli Alitalia (due per Catania e due per Palermo), un Intercity da Roma (che si ferma a Villa San Giovanni) e cinque traghetti che fanno la spola sullo Stretto di Messina.

Ma i biglietti aerei sul sito dell'Alitalia per Catania e Palermo, con partenza da Roma, sono già presi per giorni. Il treno si ferma ai traghetti e per passare lo Stretto bisogna essere un lavoratore pendolare, o fare parte di alcune precise categorie: operatore medico o sociosanitario, della pubblica amministrazione, delle forze dell'ordine o delle forze armate. Come da ordinanza del 30 aprile 2020 firmata da Musumeci, chiunque metta piede in Sicilia ha l'obbligo della quarantena. "Avevo pensato di tornare in nave da Genova, ma ovviamente è stato cancellato anche quel biglietto. Il governo mi dice che posso tornare alla mia residenza, ma come? A piedi?".

E, comunque, anche a piedi, passare lo Stretto e raggiungere la Sicilia occidentale senza motivi di necessità violerebbe le indicazioni del presidente della Regione. "Rispetterei qualunque indicazione, farei la quarantena e tutto il resto. Ma, per favore, fatemi tornare a casa – prega la 21enne – Mia madre fa l'insegnante e menomale che continua a percepire uno stipendio. Mio padre è un libero professionista che in questo periodo non sta lavorando. Io pago l'affitto, le bollette, la spesa, il condominio… Tutte cose che potrei risparmiarmi, se mi permettessero di rientrare a casa mia".

Nel frattempo, le migliaia di fuorisede siciliani bloccati sulla penisola si sono organizzati. Su Change.org è partita una petizione indirizzata a Nello Musumeci che viaggia rapidamente verso l'obiettivo delle 2500 firme, mentre su Telegram un centinaio di giovanissimi da tutta l'Isola stanno condividendo in queste ore le informazioni sui biglietti aerei (e gli avvertimenti di non acquistare voli che vengono inesorabilmente cancellati) e sulle loro storie personali. "Si voli diu, turnamu" è il motto, in dialetto. Cioè, "Se Dio vuole, torniamo". Anche se, in questo caso, a volerlo deve essere la Regione. "Potevamo essere in quei treni stracolmi dell'8 marzo e invece per il bene della nostra terra, abbiamo rispettato le indicazioni e siamo rimasti al Nord, al centro Italia, all'estero – si legge nel testo dell'appello diretto al governatore siciliano – È arrivato il momento che lei intervenga".