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“La pistola l’aveva Salvagno, voleva il video”: Andrea Vescovo in carcere si difende e accusa l’amico

Andrea Vescovo nega di essere stato parte attiva nell’omicidio di Sergiu Tarna. Ammette la presenza, ma parla di un delitto improvviso senza un movente condiviso.
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Andrea Vescovo, presunto complice di Salvagno nell’omicidio di Sergiu Tarna
Andrea Vescovo, presunto complice di Salvagno nell’omicidio di Sergiu Tarna

"Non sono stato io a sparare, la pistola l'aveva Salvagno". Queste sono le parole di Andrea Vescovo, presunto complice del vigile urbano nell'omicidio del 25enne Sergiu Tarna. Per oltre quattro ore, il 38enne di Spinea ha dato la propria versione sui fatti avvenuti lo scorso 31 dicembre, il giorno trascorso con l'amico Riccardo Salvagno e che è terminato con l'uccisione del barman di origine moldava.

Cosa è successo il giorno dell'omicidio di Sergiu Tarna

Vescovo si era rifiutato di rispondere alle domande del gip durante l'interrogatorio di garanzia avvenuto all'indomani del suo arresto, ma successivamente, dopo la nomina dell'avvocato Fabio Crea, ha scelto di raccontare agli inquirenti cosa è avvenuto nelle 18 ore che hanno preceduto "l'esecuzione" di Tarna nei campi di Mira, nel Veneziano.

Davanti al pm Christian Del Turco e ai carabinieri del nucleo investigativo di Venezia, Vescovo ha ripercorso le ore trascorse con Salvagno, suo amico da almeno tre anni, con il quale avrebbe passato molte altre giornate simili e proprio per questo non si aspettava che al termine potesse consumarsi un delitto. Ha cercato di "dare un senso" ai fatti di quel giorno, come conferma a Fanpage.it il suo legale.

Vescovo, infatti, respinge l'accusa di omicidio, sostenendo di non avere avuto in mano la pistola, anche se avrebbe ammesso di essere stato presente quando Tarna è stato costretto a salire nell'auto di Salvagno con la forza. Lo avrebbe fatto per l'amicizia che lo legava al vigile del corpo veneziano, ma non si sarebbe spinto oltre.

Il movente del video e la permanenza in carcere

Secondo la versione del 38enne, la mano armata era quella di Salvagno, non la sua, e il motivo sarebbe da ricercarsi nel video hot che avrebbe ritratto il vigile in intimità con una ballerina transessuale. Al momento, però, nessuno sembra avere visto direttamente quelle immagini che non sono state trovate neanche sui cellulari di Tarna.

Quel 31 dicembre, però, non ci sarebbe stata nessuna "caccia" finalizzata a entrare in possesso del video e cancellarlo, come invece lascerebbero intendere i messaggi inviati da Salvagno a Tarna nei giorni antecedenti al delitto. Vescovo sarebbe quindi estraneo, almeno rispetto al movente, e non si sarebbe trovato sul luogo allo scopo di supportare l'amico nel delitto. Avrebbe seguito Salvagno come faceva spesso, e nelle 18 ore trascorse insieme avrebbero fatto attività diverse.

La ricerca di Tarna, secondo quanto dichiarato ai giudici, sarebbe avvenuta solo nell’ultima mezz'ora. "È sbagliato dire che lo aveva accompagnato per trovare il video", conferma Crea, il quale aggiunge: "Si è trattato di un evento improvviso ed estemporaneo". E sul sopralluogo che secondo i Carabinieri i due avrebbero compiuto dove poi è stato freddato Tarna, sottolinea: "Non c'è stato nessun sopralluogo. Il fatto di essere stati presenti lì è giustificabile con altri motivi".

Come era emerso subito dopo l'arresto, Vescovo avrebbe frequentato il centro di salute mentale di Mestre per un disturbo di personalità. Si tratta di fragilità che non avrebbero inciso sulla dinamica dei fatti, ma che potrebbero aprire all'uomo le porte di una struttura diversa dal carcere, per via della terapia farmacologica a cui è sottoposto, e che non sarebbe autorizzata dall'autorità carceraria.

Intanto, continua il giallo che riguarda l'arma del delitto, ancora introvabile come pure la pistola d'ordinanza di Salvagno.

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