Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore:

"Salve Fanpage, sono un padre disperato. Mio figlio ha compiuto 8 anni il 19 ottobre. Dopo la “separazione” la madre di mio figlio è tornata a vivere a 50 chilometri da Roma dai suoi genitori con il bambino e ha deciso di eliminare dalla sua vita la figura paterna. Le prime denunce contro di me perché la minacciavo telefonicamente supplicandola di farmi stare con il bambino hanno messo in moto dal 2013 tribunale dei minori e assistenti sociali. Fino a luglio 2018, il Tribunale di Roma aveva in carico nostro figlio, collocandolo presso la madre e vista la distanza e le esigenze del piccolo aveva disposto che stesse con me tre weekend su quattro al mese dal venerdì alla domenica con pernotto e festività alternate. Insomma affido condiviso a tutti gli effetti.

Quando il Tribunale dei minori a luglio 2018 si tirò fuori, perché non più di sua competenza, ho continuato come sempre la frequentazione con mio figlio, i rapporti con la madre erano decisamente distesi. Arrivò il Natale e di comune accordo mio figlio lo passò con la famiglia della mamma mentre avrebbe trascorso con me il Capodanno e l'Epifania. Poi, improvvisamente la mia ex il 2 gennaio successivo si è presentata in tribunale ordinario in un'altra città per fare ricorso e ottenere l’affido esclusivo del bambino. Io la notifica l'avevo ricevuta ad ottobre di questa udienza ma ero stato superficiale e non l'avevo presa in considerazione, pensando ingenuamente che fosse per le denunce fatte negli anni passati per stalking e minacce cadute poi nel dimenticatoio dopo che venni ascoltato dal PM.

Non avendo mai avuto un legale negli anni, perché ho sempre fatto valere i diritti di mio figlio senza il sostegno di un avvocato ma da solo, non mi sono presentato e questo errore ci è costato caro. Per il Tribunale sono risultato padre disinteressato in contumacia, dando l’affido esclusivo alla madre. Da aprile sto vivendo una tragedia: abituato ai nostri weekend padre-figlio, da che lo andavo a prendere all’uscita di scuola, allenamenti e pernotti ci siamo ritrovati in una stanza asettica con assistenti sociali e carabinieri in divisa durante gli incontri. Come glielo spieghi a tuo figlio che ora ci possiamo vedere solo 1ora dentro una stanza?

Accettare questa condizione non è stato facile per uno come me, sono sempre stato presente nella vita di mio figlio da quando è nato. Mi sono rivolto ad un avvocato che ha preso a cuore la storia e ha presentato tutti i ricorsi necessari. Sono stati mesi che mi hanno distrutto e messo alla prova. Da questa estate sto vedendo mio figlio volta a settimana, sempre con assistenti sociali e forze dell'ordine. Non vedo luce e sto perdendo la speranza".

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