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Opinioni
Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi
23 Novembre 2021
17:00

La gelosia di Sabrina, il matrimonio di Cosima: perché la famiglia Misseri ha ucciso Sarah Scazzi

Per la morte di Sarah Scazzi sono state condannate all’ergastolo la cugina Sabrina Misseri e la zia Cosima Serrano. Condanne al di là di ogni ragionevole dubbio.
A cura di Anna Vagli
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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Il 26 agosto 2010 Sarah Scazzi, 15 anni appena, veniva brutalmente uccisa da sua cugina Sabrina Misseri e da sua zia Cosima Serrano.

Dopo una serie indefinita di accuse e smentite, le due donne venivano condannate all’ergastolo per concorso in omicidio volontario mentre per il reato soppressione di cadavere veniva condannato a 8 anni di reclusione Michele Misseri, zio di Sarah e padre di Sabrina.

Il movente veniva così individuato nella gelosia morbosa che quest’ultima nutriva nei confronti di Sarah per via di Ivano Russo, 27enne di Avetrana con la quale Sabrina aveva un flirt.

Ma ricostruiamo insieme il perché la condanna delle donne di casa Misseri può affermarsi al di là di ogni ragionevole dubbio.

L’ossessione di Sabrina Misseri per Ivano

I tabulati telefonici, acquisiti durante le indagini e spesi al processo, hanno evidenziato come Sabrina inviasse all’amato Ivano ben 4500 messaggi giornalieri.

Una vera e propria ossessione nei confronti del 27enne di Avetrana. Un amore non corrisposto ma di portata tale da indurre la Misseri ad appellarlo in molti messaggi “Dio Ivano”.

Le amiche più intime di Sabrina, sentite a processo, hanno addirittura dichiarato che la stessa fosse affetta da “ivanite”: ogni volta che non poteva uscire chiedeva alle stesse di controllare ogni sua mossa.

Magari c’è qualche ragazza che si vuole avvicinare e per colpa mia non lo fa perché stai sempre con una cozza”. Questo uno dei messaggi inviati ad Ivano che mostra come Sabrina fosse fragile, insicura e sentimentalmente genuflessa nei confronti del Sig. Russo.

I rapporti tra Cosima Serrano e Michele Misseri

I mesi che precedono la morte di Sarah segnano ormai la fine di un matrimonio: quello tra Cosima e Michele. Questo dato è emerso al processo sempre dalla lettura dei messaggi intercorsi tra Sabrina e Ivano.

La Misseri scriveva al Russo: “Io me ne andrei sul serio ma non voglio lasciare mio padre nelle grinfie di mia madre”; “Mio padre è l’unico a cui sono legata tantissimo della mia famiglia”; “Mi sa che i miei si separano. Oggi tutti e due si sono sentiti male anche a livello di salute”; “Cioè che ti devo dire? Mia madre non cucina più per mio padre e quindi lo faccio io. Stanotte mio padre ha dormito nella mia camera e stamattina presto ho fatto finta di dormire ma l’ho sentito piangere”; “Ieri per salvare mio padre mi sono beccata due piatti. Uno al collo e uno alla schiena”.

La portata di questi messaggi è chiara. Un matrimonio al capolinea, una figlia disperata che vorrebbe impedire al padre, prima ancora che a se stessa, di soffrire, e una donna, Cosima Serrano, aggressiva e ben poco incline al dialogo.

Stando a questi punti la relazione coniugale tra i due, si comprende il perché ad oggi Michele Misseri non indossi più la fede nuziale.

La notte della discordia

È la notte tra il 3 e il 4 agosto del 2010 quando, trovandosi al solito pub, Ivano chiede a Sabrina di fare un giro in auto. L’intento è quello di avere un rapporto sessuale.

I due ragazzi si appartano, si spogliano ma, nel momento di massima intimità, Ivano chiede a Sabrina: “Rimarremo amici vero?”. Inaspettatamente Sabrina risponde: “Non lo so”.

Evidentemente spiazzato, il Russo invita la Misseri a rivestirsi prima di consumare il rapporto sessuale.

Da quel momento tutto cambierà per sempre. La sera successiva, difatti, Sabrina commette l’errore di raccontare quanto accaduto all’amica Mariangela Spagnoletti in presenza della cugina Sarah.

Sarah, a sua volta, racconta ogni dettaglio al fratello Claudio che l’ha raggiunta per le ferie estive da Milano.

La voce si sparge a macchia d’olio perché Claudio decide di parlarne al pub direttamente ad Ivano e in presenza di tutta la loro comitiva di amici.

Il Russo, dal canto suo, se la prende però con Sabrina per aver raccontato quanto accaduto. E i due iniziano a litigare tramite messaggio.

Grazie che hai detto a tutti quello che è successo”; “Tutti lo sanno. Io sono propenso a un’amicizia ma tu hai altre idee. Allora ognuno per la sua strada”; “Tu sei tutto scemo. Ma chi ti ha chiesto mai niente”. Questi alcuni dei messaggi intercorsi.

I due decidono così di avere un incontro chiarificatore il 21 agosto durante la notte bianca ad Avetrana. Le loro posizioni però sono troppo distanti. Il loro rapporto, di qualunque natura fosse, è chiuso per sempre.

La sera prima dell’omicidio di Sarah

I giorni successivi alla litigata tra Sabrina e Ivano, Sarah e quest’ultimo continuano a sentirsi e a scambiarsi messaggi anche nel cuore della notte. Sabrina è sempre più furiosa con la cugina, alla quale addebita tutte le responsabilità per la fine di ogni tipo di rapporto con il Russo.

Sentita a processo, Mariangela Spagnoletti, amica intima di Sabrina, ha raccontato un episodio che ha assunto un peso specifico determinante per la condanna.

È la sera del 25 agosto, quella che precede la tragedia. In macchina, mentre andavano al pub, secondo i racconti della Spagnoletti, Sabrina avrebbe più volte brontolato la cugina di intrattenersi troppo con Ivano.

E, a confortare questa testimonianza, ce ne sarebbe un’altra: quella di Stefania.

La cliente di Sabrina, proprio all’interno del bar, avrebbe infatti sentito la Misseri pronunciare nei confronti di Sarah la seguente frase: “Questa volta è davvero finita”. A quel punto Sarah avrebbe piegato la testa e si sarebbe messa a piangere.

La mattina successiva, quella dell’omicidio, Sarah scriveva così sul suo diario: “Ieri sera sono uscita con Sabrina e la sua amica Mariangela. […] Poi siamo tornate a casa e Sabrina come al solito si è arrabbiata. Dice che quando c’è Ivano io sto sempre con lui. E ci credo almeno lui mi coccola a differenza sua. Potessi avere un fidanzato. Un fidanzato così”.

L’orario della morte di Sarah

Il giorno in cui Sarah è stata uccisa aveva in programma una gita al mare con Sabrina e l’amica Mariangela Spagnoletti.

Secondo quanto delineato all’unisono nei tre gradi di giudizio, Sarah è arrivata nella villetta di via Deledda, distante tre minuti e 100 passi dalla propria abitazione, intorno alle 14:00 e sarebbe morta non oltre le 14.23.

L’accusa, per incastrare la giovane di casa Misseri, avrebbe fatto richiamo ai tabulati telefonici. Questi ultimi, difatti, mostrerebbero un manipolatorio tentativo della ragazza di confezionarsi un alibi di ferro. Analizziamo nel dettaglio i momenti più salienti.

Alle 14.23.34 Mariangela scrive a Sabrina: “Il tempo di mettere il costume e vengo”.

Sabrina, in attuazione della propria strategia, alle ore 14.24.03 scrive all’amica: “Avviso Sarah”. E, circa un minuto dopo, alle ore 14.25.08, scrive a Sarah: “Mettiti il costume veloce e vieni”.

A quell’ora Sarah sarebbe già morta e Sabrina ne è perfettamente consapevole. Perché è stata lei a ucciderla.

Ma, ugualmente, per allontanare ogni sospetto, invia alle 14.28.13 un nuovo sms a Sarah: “L’hai letto il messaggio?”.

Pochi secondi dopo, alle 14.28.26, dal telefono di Sarah parte uno squillo diretto all’utenza di Sabrina. A comporre il suo numero sarebbe stata la stessa Misseri.

Le risultanze dei tabulati hanno trovato conferma nelle parole di Mariangela Spagnoletti.

Difatti, Sabrina avrebbe atteso l’arrivo di quest’ultima sul marciapiede anziché in veranda. Come accadeva sempre.

Questo dato per l’accusa ha significato soltanto una cosa: la donna voleva evitare che Mariangela si imbattesse nel corpo esanime di Sarah.

Il movente dell’omicidio

Il movente del delitto è dunque ascrivibile al sentimento di gelosia che Sabrina nutriva nei confronti della cugina Sarah. Pomo della discordia sarebbe infatti stato Ivano Russo, della quale la Misseri, come sottolineato, sarebbe stata perdutamente innamorata.

Agli occhi di Sabrina la cugina non sarebbe stata soltanto “colpevole” di ricevere attenzioni eccessive dal giovane ma anche di aver raccontato in Paese il rifiuto subito nel bel mezzo di un rapporto sessuale.

Il ritrovamento del cellulare di Sarah

Il cellulare di Sarah è stato ritrovato il 29 settembre 2010. Privo di batteria, parzialmente bruciato ma con il codice alfanumerico perfettamente leggibile.

A farlo ritrovare è Michele Misseri e le scuse che accamperà per giustificare quel ritrovamento confermeranno quanto da sempre ritenuto dagli inquirenti: la pista da seguire era senza dubbio quella familiare.

La mattina del 29 settembre l’uomo ha dichiarato di essersi recato in contrada Chiepo per recuperare un cacciavite dimenticato su di un albero il giorno prima. Ma, nel tragitto per raggiungere il luogo predetto, aveva rinvenuto un telefonino cellulare su di un masso.

Mi sentivo che era di Sarah” ha dichiarato agli inquirenti zio Michele. E si sentiva proprio bene, visto che era stato lui a collocarlo nel luogo del ritrovamento.

La confessione di Michele Misseri

Le dichiarazioni di Michele Misseri, rilasciate al brigadiere di Avetrana il 29 settembre, non hanno convinto fin da subito gli inquirenti.

Il 6 ottobre l’uomo viene così risentito: in quell’occasione dichiarerà di essere stato lui ad uccidere Sarah e ad averne occultato il cadavere dopo un fallito tentativo di stupro.

In particolare, Michele aveva raccontato che quel 26 agosto si era recato in garage per aggiustare il trattore che non partiva. Verso le 14.25, senza che lui l’avesse chiamata, era scesa Sarah.

Dopo un tentativo di approccio sessuale, alla quale quest’ultimo avrebbe risposto cercando di scappare, zio Michele avrebbe recuperato una cordicella collocata sul parafango del trattore e l’avrebbe stretta al collo della ragazzina per cinque o sei minuti. Dopo averla uccisa, l’avrebbe caricata in macchina, spogliata e violentata prima di seppellirla.

In quell’interrogatorio fiume durato 9 ore, inoltre, Michele indicherà agli investigatori anche il luogo di sepoltura del corpo: una cisterna “a campana” situata in un terreno di proprietà in contrada Mosca.

La causa di morte di Sarah

La relazione medico legale ha individuato la causa di morte in una “asfissia meccanica da costrizione”.

Nella parte posteriore del collo di Sarah era presente un taglio profondo circa 2,6 millimetri che ha fatto sin da subito supporre che l’arma del delitto potesse essere un oggetto nastriforme o una cintura. In sede autoptica, invece, era stato escluso qualsiasi tentativo di abuso sessuale.

Michele e Sabrina Misseri

Dopo i riscontri dell’autopsia, Michele Misseri cambierà per ben 7 volte versione dei fatti.

La confessione chiave è tuttavia ritenuta quella del 17 ottobre 2010: ad uccidere Sarah sarebbe stata sua figlia Sabrina mentre lui si sarebbe limitato ad occultarne il corpo.

Il 21 ottobre il gip di Taranto disponeva così il fermo di Sabrina Misseri: l’accusa era inizialmente quella di concorso in omicidio.

Gli inquirenti, per dare credito alle parole di zio Michele, si avvalsero anche delle dichiarazioni di Mariangela Spagnoletti relative agli spostamenti del pomeriggio del 26 agosto 2010.

La dinamica omicidiaria

La procura ha ricostruito così tutta la dinamica omicidiaria basandosi, oltre che sulle dichiarazioni di Michele Misseri, anche sui tabulati telefonici e sull’ipotetico triangolo amoroso tra le due cugine ed Ivano Russo.

La morte di Sarah sarebbe avvenuta tra le 14 e le 14. 23 del 26 agosto 2010. Quel pomeriggio, difatti, Sarah – giunta nella villetta di via Deledda – avrebbe avuto una violenta lite con Sabrina.

La prima, impaurita, avrebbe così lasciato l’abitazione ma, Cosima, infuriata per la lesa reputazione della figlia, avrebbe inseguito la ragazzina. Così, dopo averla affiancata con la macchina, avrebbe poi caricato quest’ultima nella sua Opel Astra e l’avrebbe condotta nuovamente in casa. Lì Sarah sarebbe stata uccisa con una cintura per mano sua e della figlia Sabrina.

Ricostruzione, questa, avvalorata dalla testimonianza del fioraio di Paese (che ha poi ritrattato affermando che si sarebbe trattato di un sogno).

Le condanne

Il 21 febbraio 2017 la Corte di Cassazione ha condannato all’ergastolo Sabrina Misseri e Cosima Serrano per concorso in omicidio volontario aggravato. A Michele Misseri, invece, è stata inflitta la pena di 8 anni per soppressione di cadavere.

La personalità di Sabrina Misseri

È stata proprio la personalità di Sabrina ad escludere qualsiasi beneficio in termini di pena.

I giudici dei tre gradi di giudizio si sono infatti trovati d’accordo nell’individuare le sue attività di depistaggio poste in essere sin dai momenti immediatamente successivi all’omicidio.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, difatti, Sarah Scazzi sarebbe arrivata a casa Misseri poco prima delle 14 e sarebbe stata uccisa prima delle 14.23.

Ma Sabrina avrebbe messo in atto una vera e propria recita finalizzata a costruirsi un alibi granitico. Prima con l’amica Mariangela e poi con i media.

Di conseguenza, i giudici della Corte di Cassazione avrebbero escluso qualsiasi sconto detentivo sia per le “modalità commissive del delitto” sia per la “fredda pianificazione di una strategia finalizzata, attraverso comportamenti spregiudicati e fuorvianti, al conseguimento dell’impunità”.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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