La fase più critica, quella di emergenza e continuo aumenti dei contagi, sembra passata. E così anche l’attenzione dei media sull’emergenza Coronavirus si concentra su aspetti diversi: non più il conteggio dei nuovi casi e dei decessi, quanto la dichiarazione degli esperti (medici, ricercatori, etc) che dovrebbero guidare gli italiani durante questa fase di convivenza con il virus. Eppure, secondo la Fondazione Gimbe, gli esperti stanno facendo l’esatto opposto, “disegnando scenari estremi e generando fazioni opposte”. La Fondazione spiega: “Per alcuni la pandemia è finita ed è tempo di tornare alla vita normale senza troppe preoccupazioni; altri invece, in linea con le raccomandazioni del ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, ritengono che non bisogna abbassare la guardia perché il virus continua a circolare, in particolare in alcune Regioni”.

Nessuna via di mezzo, ma posizioni nette e che spesso pongono i cittadini davanti a una contrapposizione inevitabile: da una parte c’è chi, all’estremo, ritiene che il virus non esiste più, e chi invece crede che nulla sia cambiato rispetto ai mesi precedenti. Il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta, sostiene che “in questa fase dell’epidemia ricercatori, medici e scienziati che comunicano al grande pubblico hanno enormi responsabilità: ora che il pericolo non è più tangibile e la grande paura via via svanisce, il rischio di disorientare i cittadini è molto elevato. In particolare, affermazioni sostenute da studi preliminari o esperienze individuali alimentano un senso di falsa sicurezza che facilità comportamenti irresponsabili”.

La guida di Gimbe sul Covid-19

Il presupposto da cui parte la Fondazione Gimbe è che la ricerca sul Covid è “frammentata ed eterogenea”, anche a causa della fretta nell’analizzare il virus che ha causato un numero eccessivo di pubblicazioni, spesso – secondo la Fondazione – con meno rigore del dovuto. Per questo Gimbe fornisce una sorta di prontuario, una sintesi delle “ragionevoli (in)certezze della scienza”:

  • Virus
  1. Mutazioni. Le sequenze genetiche depositate nelle banche dati internazionali non dimostrano mutazioni del SARS-CoV-2 associate a diminuzioni di infettività, virulenza o altre caratteristiche epidemiologiche rilevanti per la sanità pubblica. Ovvero, allo stato attuale delle conoscenze il virus non è “meno aggressivo”.
  2. Sensibilità alle elevate temperature. Non esistono robuste evidenze scientifiche sulla sensibilità di SARS-Cov-2 alle elevate temperature ma, come per tutti i virus a trasmissione respiratoria, è realistico presumere una sua ridotta circolazione nella stagione estiva, in ragione del maggior tempo trascorso all’aperto dalle persone oltre che della più rapida evaporazione delle droplets.
  3. Ridotta contagiosità, minore carica virale, adattamento all’ospite. Numerosi studi preliminari condotti in laboratorio non permettono di trarre conclusioni definitive su queste avvincenti ipotesi. In generale, si tratta di studi che, prima di essere ampiamente replicati e validati, dovrebbero essere condivisi solo tra ricercatori, evitando di incendiare il dibattito pubblico.
  • Distanziamento: insieme alle misure di igiene personale, rimane l’unica strategia di provata efficacia per ridurre la probabilità di contagio. Peraltro va rilevato che la distanza di sicurezza raccomandata in Italia di 1 metro è quella minima efficace.
  • Mascherine. Le evidenze scientifiche le indicano come efficaci sia nei luoghi pubblici al chiuso, sia all’aperto in tutte le situazioni in cui non è possibile mantenere la distanza di sicurezza.
  • Vaccino. Auspicando il successo della ricerca, ipotizzando procedure di autorizzazione rapide e tenendo conto dei tempi di produzione, il vaccino sarà disponibile su larga scala solo per la stagione influenzale 2021-2022.
  • Terapie. Le prove di efficacia sui trattamenti di COVID-19 sono frammentate, eterogenee e spesso di qualità metodologica inadeguata. Ad oggi non è possibile raccomandare alcuna terapia specifica sulla base di robuste evidenze scientifiche. Tuttavia sembrano promettenti: Dexametazone: lo studio RECOVERY – non ancora pubblicato in esteso – sembra aver dimostrato la sua efficacia nel ridurre la mortalità nei pazienti sottoposti a ventilazione e, in misura minore, in quelli che richiedono solo ossigeno. Remdesevir: nei pazienti con malattia severa riduce i tempi di guarigione; approvato dalla FDA negli USA è ancora in valutazione dell’EMA.

Gimbe contro gli esperti: tutti parlano, ma serve precauzione

La denuncia di Gimbe si rivolge a tanti esperti e alle loro dichiarazioni che “indipendentemente dal loro prestigio professionale, posizione accademica o produzione scientifica, sono potenzialmente esposte al cosiddetto “bias del cappello bianco”. Ovvero le opinioni di medici e scienziati possono riflettere inconsapevolmente distorsioni condizionate dai propri ambiti di ricerca o dalla propria esperienza clinica “sul campo”, oppure essere influenzate da interessi in conflitto di varia natura, non necessariamente finanziari”. Bisogna quindi affidarsi al principio di precauzione, secondo Gimbe. Motivo per cui le “dichiarazioni basate sulla propria esperienza clinica o su risultati di studi preliminari aumentano il disaccordo tra esperti, disorientano la popolazione e rischiano di generare pericolose fake news”.