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7 Marzo 2017
18:27

L’8 marzo nell’Italia misogina del femminicidio

Ofelia Bontoiu, Daniela Marchi e Tina Sicignano sono state uccise tutte il giorno della festa della donna dai propri compagni. I tre delitti si aggiungono ai centinaia di femminicidi che si consumano ogni anno in Italia, dove nonostante i cosiddetti ‘diritti’ conquistati le donne pagano ancora – con la vita – il retaggio di una primitiva mentalità di sopraffazione maschile.
A cura di Angela Marino
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Amanda Todd, Lucia Annibali e Ofelia Bontoiu
Amanda Todd, Lucia Annibali e Ofelia Bontoiu

Misogina. È la società in cui ogni tre giorni una donna muore per mano del compagno o dell’ex. Quella in cui l’odio di genere viene coltivato quotidianamente in ufficio, nell’autobus, tra le mura domestiche. Dove le donne vengono perseguitate, sfregiate, violentate e violate in innumerevoli modi senza che niente cambi. Quella in cui al netto del rispetto e dei ‘diritti' conquistati una donna deve scontrarsi con l’ancestrale senso di superiorità maschile, con la latente mentalità di sopraffazione che non conosce limiti sociali, culturali e giuridici e che si esprime in molti modi diversi, dallo stalking all’omicidio, dalla molestia allo stupro, ma anche con una violenza più sottile e difficilmente coercibile, quella che mortifica la dignità di una donna nella considerazione del suo valore in ogni contesto.

Per questo insuperabile odio, l’8 marzo, giorno in cui si celebra la donna, Ofelia, 28 anni, si è vista piantare un coltello nella gola dal suo fidanzato in un albergo di Perugia, solo perché non voleva trasferirsi all’estero con lui, o Assunta, detta Tina, ha visto il suo compagno aggredirla con un coltello nel bar che gestivano insieme a Vigevano, dopo una vita passata insieme, mentre Daniela è stata zittita per sempre con un cavo della elettrico. Il suo compagno non sopportava che lo rimproverasse di non avere un lavoro.

Tre delitti avvenuti lo stesso giorno simbolico e che rispecchiano una realtà che ha visto 116 casi di femminicidio nel 2016. Per non dire dello stalking, che conta 3,5 milioni di vittime secondo l'Istat, o del Cyber-stalking, che insieme al revenge porn e allo stupro virtuale rappresenta la nuova frontiera della violenza psicologica: quella che corre su internet. Vittime sono ragazzine prese di mira da ciberbulli, o giovani donne ricattate e indotte al suicidio dalla diffusione di materiali di natura privata.

Una strage che si consuma nel civile Occidente, dove le donne non portano un velo, ma gli uomini sì: quello che gli obnubila la coscienza per un frustrato senso di controllo e potere. Una società in cui le parole autodeterminazione e parità non dicono più niente e sono finite in soffitta come i sessantottini dischi in vinile. Dove la soglia del dolore comune si è abbassata, rendendo l'odio e il sopruso due accidenti con cui convivere.

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