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9 Maggio 2016
13:51

Ispra: “Aumentano i pesticidi nelle acque italiane. Rilevate anche sostanze cancerogene”

Le acque di fiumi, laghi e torrenti, “ospitano” pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio; quelle sotterranee, invece, nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). La contaminazione è più significativa nella pianura padano-veneta. Rilevate tracce di glifosato, potenzialmente cancerogeno secondo l’Oms.
A cura di Davide Falcioni
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La contaminazione da pesticidi delle acque sul territorio italiano è aumentata nel 2013-2014 rispetto ai due anni precedenti, e tra i contaminanti maggiormente rilevati compaiono il glifosato, potenzialmente cancerogeno secondo l'Oms, e i neonicotinoidi, ritenuti responsabili della moria delle api. A renderlo noto è l'Ispra (Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) nell'edizione 2016 del Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque (vedi qui tabella regionale) sostenendo che le acque superficiali, cioè quelle di fiumi, laghi e torrenti, "ospitano" pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti di monitoraggio (nel 2012 era 56,9%); quelle sotterranee, invece, nel 31,7% dei 2.463 punti (31% nel 2012). La contaminazione è più significativa nella pianura padano-veneta.

Secondo l'Ispra l'esame dei dati di monitoraggio non evidenzia un calo della contaminazione. L'aumento di punti contaminati "si spiega in parte col fatto che in vaste aree del centro-sud, solo con ritardo, emerge una contaminazione prima non rilevata". Durante i monitoraggi sono state rilevate 224 sostanze diverse, "un numero sensibilmente più elevato degli anni precedenti (erano 175 nel 2012)", dice l'Ispra, che indica "una maggiore efficacia delle indagini condotte". Le sostanze più rinvenute sono in assoluto gli erbicidi, ma è aumentata significativamente la presenza di fungicidi e insetticidi. I risultati dello studio dimostrano che nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali mentre in quelle sotterranee 170 punti (6,9% del totale) non rispettano i parametri di legge.

Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale indica che la contaminazione è più importante nella pianura padano-veneta dove le indagini sono generalmente più efficaci. Nelle cinque regioni dell'area, infatti, sono stati concentrati quasi il 60% dei punti di monitoraggio dell'intera rete nazionale. In alcune aree zone del paese la contaminazione è molto più rispetto alla media nazionale, arrivando a oltre il 70% dei punti delle acque superficiali in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, con punte del 90% in Toscana e del 95% in Umbria. Per quanto concerne le acque sotterranee la diffusione della contaminazione è particolarmente significativa in Lombardia (50% dei punti), in Friuli (68,6%), in Sicilia (76%). Più che in passato, avverte l'Ispra, sono state trovate miscele di sostanze nelle acque, fino a 48 in un singolo campione, quindi con una tossicità più alta rispetto a quella dei singoli componenti.

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