Lockdown sì, lockdown no. Dopo la conferma della circolazione massiccia della variante inglese del Covid-19 in Italia, gli esperti sono divisi sulle misure da adottare per evitare una risalita della curva epidemiologica nei prossimi giorni. C'è chi chiede la chiusura totale delle attività commerciali e delle scuole, che si sono rivelate essere uno dei maggiori focolai del ceppo mutato del virus, scoperto a settembre per la prima volta tra Londra e il Kent, e chi invece crede che la soluzione sia imparare a convivere con l'infezione e diminuire la pressione sugli ospedali implementando la campagna di vaccinazione. Ecco, di seguito, le posizioni di virologi e scienziati sulla possibilità o meno di un nuovo confinamento.

Da Ricciardi a Crisanti e Galli: chi è a favore del lockdown

A favore del lockdown c'è in primis Walter Ricciardi. Il consigliere personale del ministro della Salute, Roberto Speranza, non ha usato giri di parole: "Il lockdown deve durare il tempo necessario a tornare a questo dato di incidenza. Possono essere due, tre, quattro settimane, dipende quando si raggiunge l’obiettivo, che è quello di limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100mila abitanti", aveva detto in una intervista al Messaggero nei giorni scorsi. Gli ha fatto eco Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell'Università di Padova: "Il 20% dei contagiati – ha spiegato – presenta la variante inglese e la percentuale è destinata ad aumentare. Bisognava fare il lockdown a dicembre, prevenendo tutto questo, mentre ora siamo nei guai. Serve un lockdown duro subito per evitare che la mutazione inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele. E neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti". Massimo Galli, direttore di Malattie infettive presso l'ospedale Sacco di Milano, ha sottolineato, intervenendo alla trasmissione Il mio medico su Tv2000, "le nuove varianti portano sicuramente più infezioni e più problemi. E purtroppo la conclusione non può che essere la soluzione paventata dal prof. Ricciardi. Il sistema della divisione dell'Italia a colori non sta funzionando. E la prova è nei fatti". Sulla stessa lunghezza d'onda anche Pierluigi Lopalco, epidemiologo e assessore alla Sanità in Puglia: "Sicuramente le varianti preoccupano, ma va sottolineato che, a prescindere dalle varianti in campo, le misure restrittive devono essere applicate in funzione del trend di diffusione virale. A un possibile aumento deve corrispondere un inasprimento delle misure".

La posizione della Fondazione Gimbe

A spingere verso la chiusura è anche la Fondazione Gimbe. Per il presidente Nino Cartabellotta, "un lockdown totale per due settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento", mentre senza alcuna chiusura "bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021".  Parlando coi microfoni di Radio Cusano Campus, si è soffermato proprio sulla richiesta di chiusura generale da parte del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi: "Credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato prima del periodo natalizio. La strategia che il governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali".

Burioni e Vaia contrari alla chiusura

Contrario al lockdown totale è invece il virologo Roberto Burioni. "Che i lockdown servano solo a guadagnare tempo mi pare ovvio; l'importante è usare bene il tempo guadagnato. In primavera eravamo costretti a impiegarlo per costruire reparti di rianimazione, adesso fortunatamente possiamo utilizzarlo per vaccinare a più non posso. Muoviamoci", ha scritto su Twitter. Anche Francesco Vaia, dell'Istituto Spallanzani di Roma, sembra non essere d'accordo con la proposta di Ricciardi: "Non si tratta di aggravare le misure anti-Covid, ma di applicare con severità le misure che abbiamo. Un lockdown severo non serve, ma occorrono chiusure chirurgiche. Voglio dire un no netto e chiaro all'utilizzo delle varianti come ‘clava politica'. La scienza sia sempre libera da interessi economici e politici". Anche Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, ha sottolineato come un lockdown totale sia la soluzione migliore dal punto di vista scientifico ma "credo sia difficile da proporre dal punto di vista dell'opportunità politica e del disagio e della ribellione sociale che si rischierebbe". Per l'esperto, meglio tentare prima una via "più accettabile", provare a "rivedere i parametri" su cui far partire le chiusure.